Categoria: California del Nord

  • La lunghissima California è ormai finita

    Il 2 Agosto sono ripartita da Etna e nei giorni successivi ho attraversato la Marble Wilderness. Dopo una piccola tappa a Seiad Valley e una faticosissima salita,  sono arrivata al confine California-Oregon il 5 Agosto. Gli ultimi giorni in California sono stati molto caldi, con pochissima acqua e ombra, sembrava quasi di essere tornati nel deserto. Ho camminato con un gruppetto di persone per questo ultimo tratto. È stato un pezzo abbastanza impegnativo, sembrava che la California volesse concludere proponendoci una sfida finale. Il tratto dopo Seiad Valley, una delle salite peggiori da inizio PCT, infatti ha riassunto tutte le difficolta che ho trovato in questo stato in un colpo solo, la carenza d’acqua e il sole cocente tipici del deserto, la salita lunga e ripida che non si vedeva dai tempi della Sierra e i tanti alberi bruciati e la mancanza di panorami una volta arrivati in cima che tanto hanno contraddistinto la California del Nord.

    C’è chi ha soprannominato queste miglia “blowdown town”, per la quantita di tronchi lungo il sentiero, che bisogna scavalcare o raggirare, e sono fastidiosissimi. Se non altro, il giorno successivo, i panorami sono migliorati, offrendo ampie vedute su Mount Shasta, ormai onnipresente all’orizzonte da centinaio di miglia. È stata una buona ultima immagine  della California, prima che il panorama cambiasse e mostrasse le catena mountuose dell’Oregon, piú verdi e piú basse.

    Quando Sono arrivata al confine California/Oregon c’era una decina di persone che esultavano, scattavano fotografie e firmavano il registro li presente. Quasi tutti avevano portato qualcosa per festeggiare, chi una birra, chi del sidro, chi un dolcetto. Io mi ero portata della cioccolata.

    Sono arrivata in California l’8 aprile e dopo un paio di giorni fra Los Angeles e San Diego, ho iniziato a camminare il 14 aprile. Mi ci sono voluti ben 115 giorni per percorrere tutte le 1694 miglia (2726 km) che attraversano la California. Per dare un’idea della grandezza, la California è piu lunga dell’Italia, di solito si stimano una quindicina d’ore d’auto o un paio d’ore in aereo per attraversarla tutta.

    Percorrendo il PCT, ho visto paesaggi diversissimi, deserto, cactus e Joshua Tree, cime innevate di oltre 4000m, laghi alpini, cascate, foreste, geyser e vulcani. Ho incontrato ben tre orsi, due coyote, tantissime marmotte, caprioli, conigli, serpenti e scoiattoli. Eppure faccio parte dello 1% dei camminatori che, secondo un sondaggio, non ha visto un serpente a sonagli, se non uno molto di sfuggita, il primo giorno di cammino.

    Abbiamo avuto una stagione fortunatissima dal punto di vista meterologico. Su 120 giorni, forse c’è ne saranno stati 6 o 7 con precipitazioni e altri 6 o 7 davvero caldi. Il momento in cui ho avuto piú freddo è stato nel deserto, la notte prima di arrivare a Big Bear, in cui non ha mai smesso di nevicare e io ho dovuto scuotere la tenda dall’interno per fare cadere la neve. Il giorno piú caldo invece è stato a Walker Pass, in cui mi sono riposata per 6 ore, dalle 12 alle 18 in uno stand gestito da trail angels, visto che le alte temperature rendevano camminare impossible. Grazie all’ottima stagione, il percorso PCT è rimasto pressoché integro, con solo due piccole chiusure di 20 miglia ciascuna, una vicino a Wrightwood e l’altra, piú recente, vicino ad Etna. Basta pensare che nel 2021 c’era metà California del Nord in fiamme e nel 2023 le nevicate sono state talmente abbondanti che solo chi aveva esperienza alpinistica ha potuto attraversare la Sierra.

    Ho perso il conto di quante doccie ho fatto, o di quante notti ho dormito al coperto, ma posso assicurare che sono troppo poche. E, fra i posti piú particolari in cui passato la notte, ci sono stati una pista d’atterraggio per elicotteri, una vecchia stalla e lo spiazzo di fronte al bagno publico a Sierra City.

    Dal punto di vista gastronomico, non posso dire di aver tratto profitto di quella che la California ha da offrire, perchè la mia dieta consiste prevalentemente di ramen, couscous e biscotti proteici. Ho però mangiato un milkshake quasi tutte le volte che mi sono fermata in città e nella mia classifica, il migliore è stato a Sierra City, fatto con i lamponi freschi, il peggiore è stato, senza alcun dubbio,  quello del Mcdonald a Cajon Pass, dove un sacco di camminatori approffitavano dell’aria condizionata per prendere una pausa dal caldo soffocante.

    I panorami piú belli per me è sono stati nella High Sierra, dal Chicken Spring Lake fino a Mammoth, in particolare Mount Whitney e Forrester Pass. Ma il cielo piú bello, è senza dubbio quello del deserto, limpido e illimitato. Momento piú difficile è stata la settimana dei temporali in California del Nord, quello in cui ho avuto piú paura è stato quando ho scoperto che c’era un incendio davanti a me ed io ero sola, con pochissime opportunità di contattare il mondo esterno. Quasi tutte le giornate sono state piacevoli e soddisfacenti, ma ho avuto anche momenti di sconforto, difficoltà e grossa stanchezza, fisica ed emotiva.

    Fa sorridere pensare che ho passato quattro mesi in California e non ho mai messo piede a San Francisco o in tutta la Bay Area, ma sono stata nelle grandi metropoli e rinomate localita turistiche di Belden, che stando a quanto dice wikipedia ha 15 abitanti, o Hikertown, cittadina che secondo me ne avra forse 5 di abitanti. Anche se la costa e il Pacifico sono tanto iconici in California, io il mare l’ho visto pochissimo, se non due giorni a Santa Monica. Tranne qualche eccezione, tipo la Yosemite Valley, ho di gran lunga evitato tutti i posti di solito frequentati dal turismo di massa, almeno del turismo di massa europeo, che è quello che io conosco di piú. Peró ho frequentato un sacco di località sciiatiche fuori stagione, sono salita sul retro dei classici furgoncini pick up Americani e sono stata accolta da gente che si ritiene orgogliosa di fare parte dello stato di Jefferson, un movinento independentista nella California rurale. Sono diventata esperta di uffici postali, negozi d’articoli sportivi e corsie di supermercati in cui vendono prodotti disidratati e a lunga conservazione. Non sarò stata al Walk of Fame, ma ho conosciuto e coccolato il cane sindaco piú famoso (nonche l’unico) di tutto il paese.

    La rare volte che non mi sposto a piedi, lo faccio facendo l’autostop e ho incontrato personaggi molto particolari, dalla signora 84enne che guida un’ora fra i passi di montagna per andare a fare shopping al complottista che era convinto che i vigili del fuoco per lavoro, gli incendi li creano al posto di spegnerli. Ho anche avuto modo di conoscere trail angels e membri di queste comunità molto piccole e rurali, cosa che probabilmente non avrei fatto se avessi fatto un altro tipo di vacanza in California.

    Sono convinta che viaggiare a piedi, consente di tenere un ritmo piú naturale perché permette di soffernarsi su tutti i piccoli dettagli per cui di solito uno non ha tempo. E pian piano, passi dopo passi, si raggiungono traguardi importanti.

    A Oregon e alle prossimi adventure!

  • Peggior momento di tutto il sentiero: le mie disavventure tra Burney ed Etna

    Tutto era cominciato per il meglio. Il 26 luglio, dopo un’abbondante colazione al Burney Guest Ranch mi sono incamminata. La prima tappa era Burney Falls, delle cascate molto frequentate dai turisti della zona. Erano leggermente fuori sentiero, ma la deviazione valeva la pena, sia per le cascate e il lago cristallino sottostante, sia per la gelateria a fianco, alla quale mi sono ovviamente fermata. La giornata prometteva bene. Ad un certo punto il cielo ha cominciato ad oscurarsi ma io ho beatamente ignorato i segnali. Mi ero già prefissata un obiettivo per dove campeggiare, e ho continuato a camminare inperterrita, nonostante il vento si fosse fatto piu forte. Verso le 6.30 è iniziata la prima pioggia e nel giro di pochi minuti è venuto giu l’apocalisse, tuoni, lampi e scrosci d’acqua che sembravano secchiate. Io ero da sola, e non c’era nessun posto dove piantare la tenda. Ho dovuto camminare per piu di un’ora sotto il diluvio, fino al primo spiazzo disponibile. Se solo mi fossi fermata prima del diluvio. Ero infreddolita e completamente bagnata, se fossi caduta in un fiume con addosso zaino e vestiti non sarebbe cambiato niente. E quando finalmente sono entrata in tenda, ho avuto la sorpresa peggiore di tutto. Il mio cellulare, che era stato nella tasca delle mia giacca da pioggia, appunto impermeable, aveva preso piu acqua del previsto. Ha cominciato a lampeggiare e dopo un po’ mi si è spento in mano. Non si è piu riacceso.

    Il mattino successivo ero di pessimo umore. Avevo dormito malissimo perche la forte pioggia e vento avevano fatto cadere certi rami e il rumore mi aveva svegliata di continuo. Mi sono dovuta mettere i vestiti bagnati del giorno precedente e sono andata a zonzo fino a che non ho trovato qualcuno. Il problema principale di avere un cellulare non funzionante lungo il sentiero è che uso delle mappe digitali. Quella mattina non sapevo cosa fosse meglio, se tornare indietro 15 miglia ed arrivare a Burney o percorrerne una sessantina in piu nella direzione giusta e arrivare a Mount Shasta. Tornare indietro sarebbe stata una piccola sconfitta, ma andare avanti senza mappe non sarebbe stato sicuro. Ho incontrato altri camminatori e mi sono unita a una coppia, spiegando loro l’accaduto. Abbiamo canminato insieme per i giorni successivi. Il mattino, loro, che avevano accesso alle mappe, mi spiegavano dov’erano le fonti d’acqua della giornata, e quando non camminavamo insieme, mi hanno disegnato qualche freccia per terra. Mi sono persa una volta soltanto e per fortuna sono riuscita a tornare sui miei passi, ma non è stato piacevole. Mi sono dovuta adeguare a un ritmo di camminata e ad una andatura non mia. Un giorno ho fatto 29.4 miglia molto sofferte (47 km), per stare dietro a questa coppia. Anche se il paesaggio era piacevole e gli alberi bruciati sono finiti, non ho un bel ricordo di questi giorni. Dopo mesi di sentiero ero finalmente a mio agio e invece ho dovuto dipendere da qualcuno per le attivitá piú banali, come sapere da che parte andare. E mi ha fatto ancora piú fastidio pensare che l’indipendenza che ho raggiunto in questi mesi poi, è tutti finta, pensando a quanto faccio affidamento a un cellulare, un oggetto che una volta danneggiato ha molto limitato la mia libertà e le mie azioni.

    Mount Shasta. Il motivo per cui ci sono poche foto negli ultimi post è perchè ne ho perse tante nel cellulare vecchio, comprese quelle di me vicino al segno che indica metà percorso

    Ho provato a vedere se il cellulare si riprendesse. Sotto consiglio di qualcuno l’ho messo nel riso, avevo un parco di riso disidratato marca Knorr, ma non c’è stato niente da fare. Una volta arrivata a Mount Shasta, 3 giorni dopo, ho chiamato il riparatore di cellulari piu vicini, che era ad un centinaio di chilometri d’autostrada. Io ho un cellularo Huawei, che è bandito negli Stato Uniti. Questo vuol dire che, oltre a non essere compatibile con nessun operatore statunitense, non ci sono neanche pezzi di ricambio disponibili in tutto al paese. Anche se avessi trovato un modo di arrivare al riparatore, non me l’avrebbe potato riaggiustare. Ho quindi dovuto comprare un nuovo cellulare a Mount Shasta. Me la sono cavata pagando pochissimo per il cellulare, ma ora sono vincolata ad un operatore statunitense per i prossimi sei mesi. L’ironia è che il mio vecchio Huawei non mi permetteva una e-sim o una sim statunitense, quindi sono stata quasi quattro mesi senza connessione dati negli Stati Uniti, ed ora avró una sim americana per mesi dopo che sarò tornata in Italia. Se qualcuno si stava preoccupando perchè non rispondevo ai messaggi o perchè non aggiornavo il blog è per questo motivo. Scrivetemi al mio nuovo numero: +1 530 407 1882.

    Non tutto il male viene per nuocere, appena dopo di me è entrato nel negozio di cellulari un signore che voleva comprare dati mobili extra perchè sarebbe andato in vacanza in Italia. Abbiamo iniziato a chiacchierare e alla fine mi ha ospitato da lui, visto che io nel trambusto non mi ero organizzata per dove andare a dormire quella sera. Il giorno dopo sono ripartita nel primo pomeriggio. Ma i giorni successivi sono stati ancora piú difficili. Il primo giorno c’è stata una salita ripidissima ed un’ondata di calore, ma i giorni successivi ho beccato in poco piú di 24 ore, due temporali, tre grandinate e per finire in gran bellezza, un incendio. L’incendio è partito da un fulmine che durante il temporale ha colpito un albero. Io camminavo nella foresta, non ho visto nessun fumo e ci sarei andato incontro all’incendio se non avessi beccato un ragazzo che camminava verso sud e mi avesse avvisato dell’accaduto. Ho incontrato due signori poco piú avanti, alla prima strada asfaltata e ho chiesto loro altre informazioni. Non sapevano nulla, ma sono stati gentili e mi hanno accompagnato in macchina fino al posto piú vicino in cui prendevano i cellulari e ho potuto confermare che c’è stato un incendio e il sentiero era chiuso per un tratto. Sono quindi andata in auto stop fino ad Etna ed ho ripreso a camminare da lì il giorno successivo.

    Adesso che sono passati diversi giorni, posso riderci sopra a queste disavventure, ma è stato un periodo molto difficile. Ero spesso da sola, sia sotto i temporali che durante l’incendio, e sono stata molto abbattuta, frustrata e spaventata. Per la prima volta da inizio sentiero ho veramente considerato tornarmene a casa e abbandonare tutto. Questo per dire che non ci sono solo momenti semplici, in cui si è felici e spensierati lungo il sentiero. Ed è giusto condivedere che ci sono tanti alti e bassi lungo il sentiero, cosí come ce ne sono in qualsiasi aspetto nella vita.

    Questo è stato uno dei pochi momenti divertenti della settimana, la foto e lo striscione sono cortesia di un trail angel

    Alla prossima puntata, più positiva!

  • Giornate lunghe fra boschi bruciati e traguardi importanti

    Come avevo anticipato, la California del Nord è spesso luogo d’incendi. Questo non vuol dire solo rischio d’evacuazione, ma anche intere zone di foresta bruciate, che a distanza di anni ancora non si sono riprese. Il primo tratto di bosco bruciato è appena dopo Sierra City e risale ad un incendio del 2018. Io l’ho percorso a piedi e non l’ho trovato nè pericoloso nè spiacevole. Molto peggio sono state le aree successive, che sono iniziate subito dopo Belden. Si attraversa quel che rimane di una foresta devastata dal Dixie Fire, il secondo incendio piú grande nella storia della California, durato 105 giorni, che ha bruciato 3898 km quadrati e costretto 9500 persone ad evacuare. Il Dixie Fire è considerato il tratto piu brutto dell’intero PCT. Per quattro giorni consecutivi si attraversano intere zone di alberi bruciati. È interessante perche si riesce a intuire a quando risale l’incendio anche a seconda di quanto è cresciuto dopo. Nelle parti di foresta colpite da un incendio del 2018 si vede che nonostante gli alberi sono ancora tutti morti, ci sono cespugli, qualche fiore e addiritura farfalle. È bello vedere che anche dopo la distruzione totale di questo ambienti,  dopo un po’ la natura si rigenera. Invece, le parti di foresta colpite dal Dixie fire, piú recente, sono ancora completamente devastate. Non c’è nessuna traccia di vita, niente ombra, acqua, neppure qualche insetto. Dopo averci camminato in mezzo per ore, le gambe si sporcano di cenere.

    Esempio di foresta bruciata

    Queste foreste possono essere molto pericolose con il maltempo. Alberi morti vuol dire niente radici profonde e piu probabilità che caschino durante il forte vento. C’è chi chiama gli alberi carbonizzati  “widowmaker”, ovvero “fabbricatori di vedove”, riferendo al fatto che c’è stata in passato qualche vittima. Spesso ho dovuto camminare piu del dovuto per cercare posto campeggi lontano dai widowmakers. È stato il caso di Outlook Rocks, dove io e altre persone con la mia stessa idea ci siamo accampate sopra delle rocce molto piatte e panoramiche, unico posto lontano dagli alberi, ma per raggiungere Outlook Rocks ho dovuto fare ben oltre 25 miglia.

    C’è pochissima gente sul sentiero in questo tratto. I gruppi pian piano si sono sparpagliati e ho l’impresssione che molti saltano questo pezzo. È un peccato, perche comunque c’è stata qualche sorpresa. Prima di tutto c’è un posto iconico, il pilastrino di marmo che indica che siamo a meta del PCT. Già dopo 1325 miglia, 3 mesi abbondanti, sono appena arrivata a metà sentiero e sono ancora in California. L’ho raggiunto il mio novantanovesimo giorno di cammino. Vorrei poter dire che ero euforica e soddisfatta, ma la verita è che ero semplicemente stanca. Il segno di metà strada si trova nel bel mezzo delle foreste devastate dal Dixie Fire, uno dei tratti piu brutti e difficili di tutto il cammino, per ora solo le pale eoliche vicine a Tehachapi sono state peggio. Dopo intere giornate in cui camminavo fra boschi bruciati e facevo piu km di quanto volessi, sono arrivata a questo traguardo poco contenta. Era una mattina uggiosa e umida e io non avevo niente con cui festeggiare. Indovinate un po’? Un paio di ore dopo attraverso una strada asfaltata e trovo una tavola imbandita da trail angels con insalate varie, griglia per fare panini e una simil gelatiera per fare milkshake. Mi ha completamnete migliorato la giornata. A volte, non bisogno pianificare tutto nei dettagli, bisogna lasciare che sia il sentiero a sorprenderti.

    Siamo a metà PCT!

    Il giorno successivo era il mio centesimo giorno di cammino. Per l’occasione ho avuto la mia giornata piu lunga fin ora, ben 26.2 miglia, o 42 km abbondanti, la mia prima maratona sul sentiero! Ero a Lassen, un parco naturale che una volta doveva essere stato molto bello, ma come tutto in queste zone, è stato colpito da incendi. È un parco vulcanico, la montagne di queste zone sono tutti d’origine vulcanica. Ho visto sia un geyser che un lago solforico, panorami che non mi aspettavo di vedere su questo sentiero. E per una coincidenza fortunata, quasi come per festeggiare il mio centesimo giorno di cammino, sono finita su YouTube, su un canale che fa contenuti sul PCT!

    Il giorno dopo è stato altrettanto lungo, ma quello dopo ancora ho camminato solo mezza giornata, fino ad arrivare al Burney Mountain Guest Ranch, un posto super accogliente, con piscina, ottima cena a buffet e staff molto gentile. Ho dormito in una vecchia stalla, convertita un un posto in cui adesso i camminatori possono accamparsi.

    Domani si va a Burney!

  • Nessuno parla mai della California del Nord

    Per essere la seconda sezione piú lunga di tutto il sentiero, della California del Nord, o NorCal, se ne sente parlare poco. Tutti sono a conoscenza del caldo del deserto, delle montagne della Sierra Nevada, delle zanzare in Oregon e delle piogge a Washington, ma pochi sanno cosa aspettarsi da questa parte del sentiero. Già sulla lunghezza del NorCal sorgono certi dubbi. Ufficialmente sono 600 le miglia che vanno da South Lake Tahoe fino al confine con l’Oregon, ma ogni anno queste zone sono fortemente colpite da incendi, obbligando i camminatori a saltare o raggirare parti del cammino. Ci sono anni che la California del Nord dura 600 miglia, ma altri che ufficialmente se ne potevano percorrere molte di meno. Quest’anno il NorCal sembrerebbe abbastanza integro, ma la stagione degli incendi deve ancora iniziare, di solito esplode ad Agosto. L’obiettivo per chi come me ha iniziato a percorrere questo tratto a luglio inoltrato è quella di fare queste miglia piú velocemente possible, prima che gli incendi stagionali impediscano il passaggio.

    Forse perche gli incendi lasciano traccia sul sentiero per anni, forse perche ormai siamo tutti abituati ai panorami spettacolari della Sierra, il NorCal è considerato il pezzo di sentiero meno interessante di tutto il PCT. Se uno non ha tempo di completare tutto il percorso, di solito questo è il tratto che salta. Probabilmente per questo si sente parlare poco della California del Nord, perche c’è chi la fa di corsa e chi la salta completamente.

    Tipico panorama del NorCal, crinali di montagne, alberi e tanti fiori

    Ho iniziato questa sezione di sentiero il 10 luglio e sono stata accolta con due brutte notizie. Fa piú caldo che non nel deserto e c’è tanto dislivello quanto nella Sierra, anche se siamo a quote piú basse. Peró non ci sono solo aspetti negativi. La zaino è molto piú leggero. Ho tolto piccozza, ramponcini e vestiti invernali, fra qualche giorno posso restituire il contenitore cibo a prova di orsi, che avevo noleggiato. Non siamo piú isolati come nella Sierra, quindi non è piu necessario portare provviste di cibo per una settimana alla volta e posso mangiare cibo piú fresco e gustoso.

    Sono partita in solitaria da South Lake Tahoe. La prima settimana nel NorCal è stata paesaggisticamente spettacolare. I primi due giorni sono stati in Desolation Wilderness, un’area protetta. I giorni successivi ho camminato nella Tahoe National Forest fino ad arrivare a Sierra City. Appena dopo ho fatto una piccola deviazione per salire sulla Sierra Buttes Fire Lookout, una torricella d’avvistamento con vista sulle montagne circostanti. Ho avuto un sacco d’incontri con animali. Questa settimana ho visto due orsi e tantissimi caprioli, che sono simpatici fin quando non iniziano a leccarti lo zaino.

    I caprioli sono ovunque, sia sul sentiero che nei parcheggi dei supermercati

    Avere uno zaino piú leggero mi permette di percorrere distanze maggiori. Per la prima volta da inizio sentiero ho camminato piú di 25 miglia, ovvero 40 km. C’è chi percorre queste distanze fin dall’inizio, ma io non avevo nessuna fretta ed ero intenzionata a godermi il percorso.  Anche se tutti noi camminatori abbiamo lo stesso scopo, seguiamo regole e routine un po’ diverse. C’è veramente chi vive il sentiero come una sfida sportiva e cerca di fare piú strada possible, ma io preferisco di gran lunga prendermi tutto il tempo necessario. Purtroppo peró adesso sono arrivata in una fase in cui gli impegni futuri, i possibili incendi, le probabili nevicate autunnali e la scadenza del mio visto mi stanno costringendo ad accelerare il mio ritmo di camminata. Anch’io, come quasi tutti, sto cercando di attraversare quel che manca della California il piú velocemente possible, per arrivare finalmente in Oregon, ma la strada è ancora lunga.

    A presto!