Gli Stati Uniti sono famosi, nell’immaginario collettivo, per via dei loro parchi naturali. C’è un motivo.
Soprattutto negli stati dell’Ovest, ci sono delle riserve naturali strepitose, enormi, e molto diverse tra loro. Sono parchi molto poco attrezzati, non ci sono infrastrutture o rifugi, di solito si può dormire solo in tenda o in macchina, abitudine molto frequente qua. Addirittura a Joshua Tree bisogna portarsi con sé l’acqua da bere. Non è più disponibile dopo l’ingresso del parco.
Joshua Tree è un parco naturale conosciuto per un paio di motivi. È una grossa distesa con flora e fauna tipica del deserto. Prende il nome dal “Joshua Tree”, una pianta tipica di queste zone. È un parco molto frequentato da fotografi e arrampicatori, soprattutto da chi fa bouldering. Il clima secco, il cielo sereno, la lontananza dai centri abitati, lo rendono il posto ideale per osservare le stelle.


Per dare un’idea delle grandezze di questi parchi, ho chiesto ad Allie, che è stata a Joshua Tree più volte, quanti giorni consigliasse di passare a Joshua Tree. “Due settimane” mi ha risposto.
Per noi è stata una gita di forse 24 ore, ma ce le siamo proprio godute. Gli altri ragazzi si sono impegnati per farmi vivere un’esperienza americana al 100% e mostrarmi tutto il meglio e il peggio che il paese ha da offrire.
Prima di tutto, è indispensabile avere un’auto. Il parco lo si visita solo così. Addirittura il prezzo del biglietto d’entrata lo si fa a veicolo, indipendentemente dal numero di passeggeri che ci sono a bordo. Si può guidare per più di un’ora, in una strada asfaltata e ancora non si coprirebbe metà del parco.
Oltre a me e Kaila, sono venuti tre ragazzi, Otis, Nico e Alex. Otis si è offerto volontario per recuperare una macchina a noleggio. Negli Stati Uniti bisogna avere almeno 25 anni per poter noleggiare un’auto, nonostante la patente la si possa fare, a seconda degli stati, a 15, 16, o 17 anni. Otis di anni ne ha 27 e cammina molto veloce. Ha fatto in tempo a noleggiare un’auto e a venirci a prendere esattamente dove il PCT attraversava una strada asfaltata. Lì è iniziata la nostra piccola avventura,o meglio la nostra vacanza all’interno della vacanza.
Dopo che Otis ci è venuti a prendere in un minivan, siamo andati in un supermercato gigante in cui abbiamo fatto rifornimento di tutto quello che ci sarebbe servito per la serata, tra cui cibo, bibite e legna per fare un fuoco. Poi qualcuno ha comprato della pizza che abbiamo mangiato tutti rigorosamente in macchina, compreso l’autista che stava guidando.


Al parco ci siamo divertiti un sacco. Dietro consiglio di Allie, siamo andati in un posto super particolare, the Chasm of Doom. È un gruppo di rocce con una specie di tunnel segreto all’interno. È una formazione completamente naturale. In certi punti bisogna mettere giù le mani, in altri, strisciare per terra. La vista dalla cima ripaga dalla fatica. Ce la siamo spassata alla grande.


Siccome non ero soddisfatta con l’attività fisica giornaliera, ho fatto una corsetta di 5km con altri due ragazzi. Eravamo in un posto stupendo, e grazie alle gambe allenate dalla camminata, ho avuto la sensazione di volare e la consapevolezza di trovarmi esattamente dove avrei voluto essere.
In serata abbiamo fatto un fuoco, dove abbiamo cucinato hot dogs (vegetariani per me) e arrostito marshmallow. Ho spaccato un po’ di legna con l’ascia, presa in prestito dal vicino di campeggio, con cui abbiamo fatto amicizia.
Abbiamo chiacchierato intorno alle braci ardenti e guardato un po’ le stelle. Il cielo era talmente bello che tutti noi abbiamo dormito all’addiaccio.


Il giorno dopo, l’ultima tappa prima di tornare sul sentiero, è stato in un fast-food americano, In and Out. Ha la particolarità che vende tanti prodotti non scritti sul menu, ma la gente che lo frequenta li conosce bene e sa perfettamente cosa ordinare.

In and Out apriva alle 10:30 del mattino e noi siamo stati fra i primi clienti. Ho notato con stupore che era abbastanza pieno, soprattutto la sezione in cui si poteva ritirare il cibo in macchina. Per un panino, una porzione di patatine fritte e un frappé alla vaniglia ho pagato poco, 9.75$. Il giorno prima avevo preso, in un altro negozio, un frullato di frutta fresca, senza zuccheri aggiunti, vegano e super salutare, che ho pagato 13$. Negli Stati Uniti sembrerebbe che il cibo spazzatura sia molto più disponibile ed economico rispetto al cibo salutare. Purtroppo, malattie quali obesità e cattive abitudini alimentari, molto diffusi qui, non avvengono per semplici scelte personali, ma sono parte di un problema molto più grosso e sistemico. Negli Stati Uniti, si parla tanto di deserti alimentari, luoghi in cui è impossibile trovare cibo sano e fresco, dove solo i più ricchi si possono permettere frutta e verdura. Anch’io ho notato come i supermercati delle piccole città, dove vado a fare rifornimento viveri lungo il sentiero, siano quasi completamente sprovvisti di verdura fresca, mentre vendano un sacco di schifezze.


Joshua Tree è stata una piccola roadtrip americana, molto piacevole ed utile per spezzare un po’ la routine formatasi lungo il sentiero. L’idea di andare era partita da me, ma ci avrò messo si e no due minuti a convincere gli altri. Pensavo potesse essere complicato organizzarci, invece è stato semplicissimo. Ci siamo dati appuntamento giovedì mattina alle 10 e senza scriverci o chiamarci, tanto i telefoni non prendono bene, ci siamo trovati nel posto giusto, chi a piedi, chi in macchina.
Lungo il sentiero, non ci sono agende da rispettare, preavvisi o scadenze. Si respira quel senso di libertà assoluto di poter fare tutto quello che viene in mente di fare. Gli unici limiti a cui stare attenti sono gli eventi meteorologici. Per il resto, ci si può svegliare all’orario che si vuole, camminare quanto si vuole, fermarsi dove si vuole. Non ci sono in vigore quelle norme imposte dalla società e dal mondo esterno. Forse questa è anche un po’ una lezione per il futuro. Molte norme e routine ce le imponiamo da soli e sono spesso ridicole e arbitrarie. Bisogna un attimo distaccarsi dalla vita “normale” per rendersi conto che abbiamo molte più possibilità davanti a noi rispetto a quello che crediamo. Quando si vuole sul serio fare qualcosa, c’è sempre un modo di trovare i mezzi per farlo, anche se a volte si fa fatica a vederli.
A breve si ritorna in cammino!




































































