Categoria: Sierra

  • Ultima settimana nella Sierra, da Tuolonme Meadows a South Lake Tahoe

    L’ultimo tratto della Sierra Nevada sono 150 miglia, da Tuolonme Meadows a South Lake Tahoe, che io ho percorso in poco più di otto giorni. Non è necessario farle tutte in un colpo solo, la maggior parte dei camminatori fa tappa a Kennedy Meadows North, per far rifornimento di viveri. Io ho deciso di saltare questa tappa intermedia. Avevo provviste a sufficienza per almeno 8 giorni ed avevo accumulato un po’ di ritardo rispetto alla mia tabella di marcia, dovuto al fatto che ho trascorso qualche giorno in più a Yosemite. Fra l’altro, ho pensato che questo è l’ultimo tratto della Sierra Nevada e volevo godermelo appieno, approfittando un’ultima volta della sensazione di pura libertà e lontananza da centri urbani, sensazione che solo la Sierra Nevada riesce a fornire.

    Panorami della Sierra

    Volevo anche una sfida personale, 8 giorni e mezzo nella natura sono impegnativi logisticamente, fisicamente ed emotivamente. Appena ho iniziato il sentiero, nel lontano aprile, si faceva tappa in un centro abitato circa ogni 3 o 4 giorni. Grazie alla Sierra, mi sono abituata a tratti più lunghi, che vuol dire zaino molto più pesante e necessità di migliori capacità organizzative, visto che non è assolutamente banale portare la giusta quantità di cibo.

    Ultime vedute sulla Sierra: il panorama è meno maestoso, più verde

    C’è stato un fenomeno strano in questi giorni. È arrivata una quantità di zanzare incredibile, a momenti ne avrò avute un centinaio addosso, assolutamente insostenibile. Ogni estate, appena dopo che la neve si è sciolta, arriva un’ondata di zanzare, che si solito dura 2-3 settimane. Devo dire che fra i due fenomeni preferisco di gran lunga la neve. Nonostante la neve sul sentiero rallenti molto, mi ricordo il caso di Muir Pass, 8 miglia percorse in 8 ore, è stato anche piacevole per me poter avere l’opportunità di imparare ad usare piccozza e ramponcini. La zanzare invece ti costringono a correre lungo il sentiero. Ho dovuto indossare una retina sul viso e un impermeabile, visto che le zanzare pungono attraverso i vestiti normali e alle cinque del pomeriggio mi sono chiusa in tenda. Per fortuna, il grosso delle zanzare è finito dopo il Dorothy Lake Pass e speriamo non ricapiti più. Se il fattore persiste, veramente diventa difficile camminare. Non oso immaginare chi si becca a pieno tutta la stagione delle zanzare, rischia di rovinarsi completamente l’esperienza della Sierra.

    Panorama da dove ho dormito una notte. C’era un sacco di vento, ma vento forte vuol dire niente zanzare

    Visto che questo tratto nella Sierra è un po’ meno remoto,  ho avuto ben 3 episodi di Trail magic. Uno è stato a Sonora Pass, in occasione del 4 luglio, festa dell’indipendenza americana. Gli altri due sono stati a Carson Pass e al campeggio di South Lake Tahoe. Poi, possiamo chiamare Trail magic anche questo, sono stata ospite dai genitori di Allie, miei lettori accaniti. Erano venuti a visitare Allie a South Lake Tahoe, visto che lei conclude qui il suo cammino. Ci tengo a ringraziarli per l’ospitalità e l’entusiasmo con cui mi hanno accolta.

    Spiaggia a South Lake Tahoe. Quasi mi sembrava di essere in vacanza

    La cosa più impegnativa di questa settimana è stato percorrere questo tratto in gran parte in solitaria. I primi cinque giorni ho camminato e campeggiato praticamente sempre da sola, addirittura ho passato 24 ore senza vedere nessun altro essere umano. Gli ultimi tre giorni, mi sono unita ad un gruppetto di ragazze e, anche se raramente, mi è capitato d’incontrare qualcuno altro lungo il sentiero. Il problema dell’essere soli è che sei sempre in balia dei tuoi pensieri, non si riesce a scappare. Di solito, quando le persone mi chiedono perché ho deciso di percorrere il PCT, rispondo che, oltre ad avere voglia di affrontare un’ avventura, avevo anche bisogno di un po’ di tempo di pensare al mio futuro e a cosa volessi fare nella vita. E tutti i non-camminatori mi rispondono: “Ne avrai di tempo lungo il sentiero per pensare a queste cose!”. A dir la verità, di tempo disponibile per meditare sul senso della vita ce ne è gran poco lungo il sentiero. Ne parlavo con altri camminatori. Almeno il 50% del tempo, penso a cose molto più pratiche, prime fra tutte cibo, acqua, campeggio e chilometraggio. La maggior parte delle mie energie mentali le uso per rispondere a domande come quanta acqua filtrare, di quante calorie ho bisogno e quanti chilometri mancano, domande che, di solito, uno non si pone nella vita di tutti i giorni. Il resto del tempo ho pensieri confusi, simili a quelli che uno si fa prima di addormentarsi, un misto di ricordi d’infanzia, sogni futuri e ritornelli di canzoni che non ho sentito in 10 anni, ma per qualche strano motivo passano per la mente e non se ne vogliono andare. Sarà all’incirca un 10%, forse 20% in una giornata particolarmente lucida, che riesco ad avere pensieri più profondi.

    Questa settimana, quando non stavo pensando a cosa avrei voluto mangiare a colazione appena arrivata in città, ho avuto due piccole rivelazioni. La prima è che voglio, in qualche forma, continuare a scrivere. Non me l’aspettavo, ma è un modo, allo stesso tempo intimo e pubblico, che mi permette d’esprimere e che mi dà libertà e soddisfazione. È questo l’ho scoperto anche grazie all’esercizio quotidiano di trascrivere i miei principali pensieri della giornata.

    La seconda cosa che ho imparato, la ho imparata guardando chi mi sta attorno. Fra i camminatori, io sono fra i più giovani. Per me, in fondo, è stato semplice trovare il tempo di fare questo sentiero, forse perché non c’è niente di troppo importante che mi aspetta. Invece sono circondata da gente più vecchia che ha dovuto fare rinunce molto più grosse per fare questo cammino. Questo forse dimostra che il tempo di fare il PCT, o qualsiasi altra attività, il tempo di seguire il proprio sogno nel cassetto, se uno vuole, lo trova. Ed è vero che, in media, si tratta di gente agiata che può permettersi di non lavorare per sei mesi, ma è anche vero che non tutti vengono da situazioni semplici. Ho conosciuto due persone che si sono incamminate dopo aver perso in modo inaspettato il lavoro e altre due che si sono incamminate dopo aver scampato per un pelo a gravi problemi di salute. C’è veramente chi usa il sentiero come riscatto da una vita in cui qualcosa non va. Ed è bello vedere tanti esempi di persone che riescono a trovare un senso nelle proprie giornate al di fuori da quello che la gente si aspetta da loro e riescono a svincolarsi da uno stile di vita fatta di routine, che alla lunga, potrebbero diventare alienanti.

    Uno degli ultimi tramonti della Sierra

    Ma adesso basta parlare di me e dei miei pensieri. Il paesaggio sta cambiando. Sono finite le cime innevate, le montagne maestose, i guadi pericolosi. Ci sono più alberi e più verde, sono aumentati i fiori. I saliscendi sono un po’ più dolci. La California del Nord, o Norcal, sta arrivando.

    Io che festeggio le 1000 miglia! A dir la verità, finita la Sierra sono arrivata a 1093.

  • Yosemite

    Yosemite è uno dei parchi naturali più famosi e visitati del paese. Il PCT lo attraversa da sud a nord per 80 miglia scarse, ma non passa da Yosemite Valley, la valle con le formazione rocciose e le cascate più famose. Siccome non so quando mai avrò l’opportunità di visitare Yosemite, ho deciso di allungare di un paio di giorni la mia visita, facendo una piccola deviazione.

    Ero partita da Mammoth il 25 giugno e ho camminato con due ragazze, Allie e la sua amica Johanna, fino a Tuolonme Meadows, dentro i confini del parco, il 27 agosto. Ho poi passato la serata del 27, il 28 e il 29 a Yosemite Valley, l’area del parco piú frequentata dai turisti. Infine, il 30 mattina sono tornata a Tuolonme Meadows, per riprendere a camminare un altro paio di giorni, prima di uscire dai confini di Yosemite il 3 luglio. Ho avuto così modo di sperimentare due realtà completamente divese: Yosemite famoso e Yosemite sconosciuto.

    Yosemite famoso è una specie di Disneyland, con tanto di code, bambini urlanti e gelati alla modica cifra di 11 dollari. C’è un servizio di autobus che porta fino ai posti più iconici, ci sono visite guidate, gruppi organizzati, negozi di souvenir, ristoranti e accomodation per tutte le tasche, dai campeggi a 10 dollari a piazzola fino a stanze d’albergo a 800 dollari la notte. Io sono stata al Camp 4, il campeggio degli arrampicatori, in cui, una mattina presto, ha deciso di farci visita un orso. È stato il mio primo avvistamento d’orso, sul sentiero sono molto più timidi.

    Mi raccomando: non lasciare mai il cibo in macchina

    Ho raggiunto la Yosemite Valley, da Tuolonme Meadows, in autostop. Ci sono tre tipi principali di veicoli che entrano a Yosemite: automobili sportive a noleggio, campervan per le famiglie in vacanza e furgoni con tutto il necessario per l’arrampicata. A me il passaggio me l’ha dato una famiglia in camper. Yosemite è talmente grande che da dove ho lasciato temporaneamente il PCT, fino al campeggio dove sono stata un paio di notti, ci sono volute quasi due ore di macchina. Ho passato i giorni successivi a fare la turista. Il primo giorno l’ho dedicato a visitare alcuni dei posti famosi di Yosemite. Io e un’altra camminatrice, Emma soprannominata Vampire, abbiamo deciso di fare colazione all’Ahwahnee, l’albergo più lussuoso di tutto il parco. È stata un’esperienza piacevole e divertente. Diversi camminatori ne approfittano della colazione a buffet, aperta anche a chi non ha passato la notte nell’albergo, per fare rifornimento d’energie. Abbiamo ricevuto qualche occhiataccia da chi frequentava l’hotel, e stonavamo un po’, due ragazze vestite sportive che non si lavavano da diversi giorni, nel mezzo di persone molto agiate e vestite di tutto punto. Se non altro, i camerieri sono abituati a vedere camminatori del PCT e ci hanno accolto bene. Penso che se tutto i clienti dell’albergo mangiassero la quantità di cibo che abbiamo mangiato noi per colazione, l’albergo andrebbe in bancarotta.

    Colazione all’Ahwahnee

    Nel primo pomeriggio sono andata a vedere El Capitán. Chi conosce un minimo d’arrampicata, ha sentito sicuramente parlare di “El Cap”, una roccia alta 2300m, monumento iconico, probabilmente la palestra di roccia più famosa al mondo. Per intenderci, è dove c’è la via che Alex Honnold ha scalato senza corde, documentata nel film “Free Solo”. Yosemite è una meta di pellegrinaggio, la “terra promessa” per gli arrampicatori e chi aspira a diventarlo. In tutto il parco, si vedono ragazzi e ragazze che si portano dietro corde, imbraghi e materassini da bouldering, con la speranza di combinare qualcosa nel posto che le guide descrivono come il luogo in cui è stata inventata l’arrampicata moderna.

    L’iconico “El Cap”

    Il secondo giorno a Yosemite, ho percorso una delle camminate più famose degli Stati Uniti: Half Dome. Si tratta di un percorso di 25 km che culmina con un tratto quasi da ferrata, una salita ripidissima in cui bisogna appoggiarsi a due cavi. L’ultimo tratto è molto esposto e più pericoloso di quel che pensassi. È stata una bella esperienza. Dalla cima di Half Dome si vedeva un panorama straordinario, su tutta Yosemite. È considerata una delle camminate più suggestive e difficili degli Stati Uniti, ma per me è stata una passeggiata. Con uno zaino molto più leggero del solito, sfrecciavo fra tutti i turisti, gente che non ha passato gli ultimi due mesi a camminare. È stata una piccola rivincita. Mentre sul PCT sono decisamente più lenta della media, a Yosemite non c’era nessuno che mi poteva stare dietro.

    I famosi e pericolosi cavi di Half Dome: quasi nessuno usa l’imbrago

    Non c’è dubbio che Yosemite famoso sia spettacolare. C’è di tutto: cascate, formazioni rocciose, animali. È assolutamente splendido e immancabile. Ma è anche vero, che è super affollato e a tratti, ti sembra di essere all’interno di un parco divertimenti. Bisogna farsi strada fra gente che porta jeans e infradito, ci sono automobili quasi ovunque e tantissimi negozi, che stonano con il paesaggio. Dopo due mesi che vivo all’aperto, mi è sembrato strano ascoltare il russare dei miei vicini al campeggio, fare la coda per andare in bagno o vedere tanta gente sui sentieri, la maggior parte completamente impreparata.

    Panorami di Yosemite famoso

    La mia visita a Yosemite sconosciuto è stata completamente diversa. Sicuramente sono entrata a Yosemite in un modo molto più insolito rispetto alla stragrande maggioranza dei turisti. Sono arrivata a piedi attraverso il Donohue Pass, l’ultimo dei passi impegnativi della Sierra. A parte le due ragazze con cui stavo camminando, non ho visto nessun altro. Non c’erano strade asfaltate, bar, parcheggi, cartelli stradali, come ne ho poi visti tanti. Sul Donohue Pass c’erano due chiazze di neve, granito, un piccolo ruscello e una targa, che indicava l’entrata nel parco. Ero super soddisfatta di essere arrivata. Sentivo che mi meritavo più di tutti i turisti di essere a Yosemite, perché sono venuta a piedi dal Messico.

    Luogo in cui ho passato la prima notte a Yosemite

    Ho passato all’incirca quattro giorni sul tratto di PCT che attraversa Yosemite. Il panorama è stato stupendo. Anche qui, come nella Yosemite Valley, ci sono state cascate, radure, formazioni rocciose e qualche animale, ma non c’è nessuno su questi sentieri. Appena si va oltre il classico giro fatto dai turisti, si trovano panorami altrettanto belli, ma nessuno li frequenta. Ho fatto il bagno in un lago dall’acqua cristallina e mi sono accampata sul crinale della montagna, sembrava che il parco fosse tutto per me, altro che le code che ho visto nei giorni precedenti! Non sapevo il nome delle valli e delle rocce, perché non sono state fotografate tanto come quelle della Valley, ma meglio così. Non ditelo troppo in giro: meglio mandare i turisti nella Valley e lasciare il meglio del parco ai camminatori più avventurosi, a chi non ha paura di rinunciare agli agi moderni per godersi a pieno quello che la natura ha da offrire.

    Panorami di Yosemite sconosciuto
  • Sei passi in sei giorni: seconda settimana nella Sierra Nevada

    La settimana dal 14 al 21 giugno è stata la settimana dei passi di montagna. Per sei giorni consecutivi ho scalato un passo diverso. In ordine, sono stati Kearsarge, Glenn, Pinchot, Mather, Muir e Selden. Sono stati tutti meravigliosi e impegnativi.

    Questi passi sono sui 3600m d’altitudine. Anche in piena estate, ci sono dei tratti innevati, ed è molto utile, se non necessario, indossare i ramponcini. Bisogna tenere conto delle condizioni della neve e programmare la giornata di conseguenza. Il mattino presto, la neve è solida e ghiacciata, si cammina più velocemente, ma c’è più rischio di scivolare. Dopo che il sole l’ha scaldata, la neve diventa più soffice. Rallenta molto e spesso ti fa sprofondare, in certi casi anche fino alla vita. C’è chi preferisce partire all’alba, e si sveglia prestissimo, addirittura verso le 3 di notte. Io preferisco di gran lunga alzarmi dopo il sorgere del sole e fare i passi con calma. In salita, si ha spesso un forte fiatone, dovuto soprattutto all’altitudine. Tendenzialmente, la discesa è più tecnica e pericolosa, a volte a scendere ci si mette tanto quanto a salire.

    Discesa sul Glenn Pass

    Ogni passo è un piccolo traguardo. La vista dalla cima è meravigliosa, ma il percorso è molto faticoso. Un conto è fare una gita giornaliera con mille metri di dislivello in salita, ma farlo tutti i giorni, per una settimana consecutiva, con uno zaino pesante, è tutt’altra cosa. Questa settimana è stata forse il periodo fisicamente più impegnativo. Il dislivello è costante e il percorso è spesso ripido. Un paio di volte, sia su Pinchot che su Muir, la strada per arrivare in cima non è troppo chiara e sono andata un po’ a zonzo, cercando di trovare le tracce sulla neve.

    Pinchot e Muir: il sentiero non è sempre stato chiaro

    Oltre allo sforzo fisico, ci sono state altre piccole complicazioni. Sono aumentate le zanzare, fastidiosissime. Certi notti sono state molto fredde, con temperature sotto lo zero, nonostante siamo in piena estate. Il pericolo più grosso è senza dubbio il guado di certi fiumi, soprattutto se, come nel mio caso, si è di corporatura minuta. In uno in particolare, la famosa Bear Creek, non c’erano modi migliori di attraversarlo, se non camminare da una sponda all’altra. Mi sono un po’ spaventata: l’acqua mi arrivava fino alla vita e la corrente era talmente forte che ad un certo punto ero veramente convinta mi potesse ribaltare.

    Bear Creek

    Dopo sei giornate impegnative, la settima sono arrivata al Vermillion Valley Resort, un campeggio e ristorante accessibile solo attraverso un sentiero o un traghetto. È un posto frequentato da camminatori del PCT, camminatori del John Muir Trail e, cosa molto esotica per me, da veri e propri cowboys. In effetti, la più grande sorpresa di questi giorni è stata scoprire che, nel pieno ventunesimo secolo, i cowboys esistono ancora. Non ho capito se si tratta di un lavoro, un’ identità o uno stile di vita, ma i cowboys si riconoscono dal cappello e stivali e, chi l’avrebbe mai detto, di solito hanno molto successo con le ragazze.

    Panorami degli ultimi giorni di cammino, prima di Mammoth

    Dopo VVR, ho ripreso a camminare per un altro paio di giorni, fino ad arrivare, la mattina del 23 giugno, a Mammoth, altra località sciistica in cui ho passato una giornata con vari amici conosciuti lungo il sentiero. Era il compleanno di Allie e abbiamo festeggiato in modo singolare. Oltre alla torta, c’era una pignatta che abbiamo rotto non usando una mazza, ma una piccozza da ghiaccio. Questa penso dovrebbe diventare una tradizione dei camminatori del PCT.

    Nonostante tutte le difficoltà, questo tratto del percorso è stato assolutamente straordinario, senza dubbio fra i più belli da inizio sentiero. La Sierra Nevada è stupenda. Ho parlato con un gruppo di californiani, che sostenevano che la Sierra Nevada fossero le montagne più belle al mondo. Essendo casa loro, saranno sicuramente di parte, ma devo dire che sono, senza dubbio, le montagne più belle che io abbia mai visto. Non solo per le cime oltre i 4000m, per le rocce granitiche, i laghi alpini, la presenza di marmotte e orsi, il panorama vasto e inesplorato. L’aspetto più affascinante è senza dubbio l’assenza della presenza umana e la lontananza da qualsiasi centro abitato. Visto che i cellulari non prendono, non arrivano notizie dal mondo vero, anche per settimane intere. Ci pensavo in questi giorni, dopo che mi è arrivata, con tre giorni di ritardo, la notizia che gli Stati Uniti hanno bombardato l’Iran. Mentre giornali, canali YouTube, reti sociali raccontavano la notizia in modo frettoloso e melodrammatico, i camminatori lungo il sentiero prendevano il sole, ignari di tutto. Sul sentiero non c’è spazio per la preoccupazione di quel che avviene nel mondo esterno. Si vive in modo più semplice, pensando solo al futuro prossimo, cosa si mangerà stasera o quanti chilometri fare domani. In un mondo talmente frenetico, diviso, dominato da correnti di pensiero guerrafondaie e avare, è un’esperienza strana vivere questo tratto di sentiero nella Sierra Nevada, così lontano dai mali della nostra società. Da un lato spaventa non sapere quel che accade. Dall’altro è un’ opportunità per ricordare che in fondo i piaceri della vita stanno nelle cose semplici, come fare il bagno nel lago o vedere le marmotte lungo il sentiero. Si prova una sensazione di libertà difficile da ricreare in qualsiasi altro contesto. Ti senti veramente in sintonia con la natura. E mi sono chiesta, più volte, quanti problemi si potrebbero evitare se molte più persone si ricordassero che, in fondo, la felicità la fa la possibilità di prendere il sole, respirare un po’ di aria fresca, vedere qualche animale, al posto del conto in banca, i confini territoriali e i risultati delle prossime elezioni politiche.

  • Prima settimana nella Sierra Nevada: Chicken Spring Lake, Mount Whitney, Forester Pass e Kearsarge Pass

    La Sierra Nevada è un tratto di una catena montuosa che attraversa gran parte della California. Si tratta di rocce granitiche perlopiù ad alta quota, con picchi superiori a 4000m. I punti più famosi sono Mount Whitney, la montagna più alta degli Stati Uniti al di fuori dal l’Alaska, Lake Tahoe, il più grande lago alpino del Nord America e Yosemite, uno dei parchi americani nazionali più belli e famosi.

    Rocce granitiche tipiche della Sierra

    Il PCT attraversa tutta la Sierra Nevada da sud a nord, per all’incirca 400 miglia. Il sentiero è molto isolato. Durante la prima settimana, non sono quasi mai scesa sotto i 3000m.  Non si attraversano mai strade vere e proprie e la maggior parte dei camminatori si deve portare tutto il necessario per passare almeno un paio di giorni in montagna: ci sono pochi sentieri percorribili in giornata. La Sierra Nevada è un territorio vastissimo, isolato e molto poco accessibile, ma è proprio questo l’aspetto più affascinante. Percorrendo questi sentieri ti senti minuscolo ed insignificante, completamente sovrastato dalla natura circostante.

    Per fare scorta di provviste si deve scendere a valle, facendo sentieri secondari. Anche un piccolo incidente, tipo uno slogatura alla caviglia, può essere essere pericoloso. Siamo in una situazione in cui nessun mezzo può arrivare, in cui i cellulari non prendono per nulla, e i GPS satellitari, indispensabili in queste zone, funzionano a mala pena. Ho presenziato un’incidente con una signora che ha dovuto chiamare i soccorsi. Ha dovuto aspettare almeno 5 ore, quando la guardia forestale è venuta a piedi nel luogo dell’ incidente e ha potuto verificare la situazione. Per questo motivo, è consigliato non attraversare mai la Sierra in solitaria, almeno nei tratti più pericolosi, che sono i passi di montagna più alti, spesso ghiacciati, e i guadi dei fiumi, in cui l’acqua arriva fino alle cosce.

    Esempio di guado pericolosissimo. Se cadi dal tronco, la corrente è fortissima

    La Sierra Nevada è il pezzo più bello, remoto e difficile del PCT. Ho dovuto comprare delle attrezzature specifiche che non avevo mai usato prima. Sono indispensabili i ramponcini. Anche in piena estate, parti del sentiero sono completamente innevate. Consigliatissima è una piccozza da ghiaccio. Non me l’aspettavo, ma l’ho usata in diversa occasioni. Fra l’altro, la Sierra Nevada è il territorio degli orsi. È obbligatorio per legge portarsi un contenitore per il cibo a prova di orso e lasciarlo lontano dalla tenda, per evitare incidenti spiacevoli.

    Piccozza e contenitore cibo a prova di orso: aggiungono un peso notevole allo zaino

    Ho passato 8 bellissime giornate nella Sierra Nevada. Sono giornate fisicamente impegnative. L’altitudine gioca brutti scherzi: mal di testa, fiatone, difficoltà a dormire e nausea sono tutti sintomi molto comuni. Il sentiero è molto più tecnico e spesso si parte il mattino prestissimo: è indispensabile fare certi passi quando la neve è ancora ghiacciata, quindi prima che il sole la riscaldi. Il saliscendi è costante, considerando che il sentiero prevede di fare un passo di montagna al giorno. Il ritmo di camminata è molto inferiore rispetto al deserto, faccio dalle 12 alle 18 miglia al giorno, un po’ perché la neve e l’altitudine rallentano, un po’ perché il panorama è talmente bello che voglio godermelo il più possibile.

    Questa prima settimana nella Sierra sono partita da Kennedy Meadows in un gruppo di cinque persone. I posti più belli sono stati Chicken Spring Lake, Mount Whitney e Forester Pass.

    Gruppo con cui sono partita da Kennedy Meadows

    Mount Whitney è la montagna più alta dei “lower 48” ovvero degli Stati Uniti continentali, tutti gli stati ad esclusione di Alaska ed Hawaii. È alta ben 4421 metri. Ho raggiunto la cima il 9 giugno. È stata un’escursione impegnativa, 25 km, con all’incirca 1200m di dislivello, ma uno zaino abbastanza leggero, visto che avevo lasciato quasi tutte le provviste e bagagli ai piedi della montagna e le ho recuperate la sera. Sono partita verso le 4 del mattino e sono tornata verso le 6 del pomeriggio. È stata una gita meravigliosa: non ero mai stata così in alto e i panorami mozzafiato mi hanno lasciato senza parole.

    Mount Whitney

    Due giorni dopo ho attraversato Forester Pass, un passo superiore ai 4000m. C’era un sacco di neve. Sono salita camminando, ma sono scesa con una speciale tecnica, che qui chiamano “glissade”: si tratta di scivolare giù seduti, usando la piccozza come freno nel caso la discesa diventa troppo veloce.

    Forester Pass

    Per scendere a valle nei giorni successivi, ho fatto il Kearsage Pass, un valico che prevede di arrivare in un parcheggio dove arrivano macchine e sono arrivata fino a Bishop, una cittadina frequentatissima da arrampicatori, dove ho passato due giornate in un ostello a riposarmi.

    Kearsage Pass

    All’incirca un anno fa, la settimana dal 7 al 14 giugno 2024, è stata la mia ultima settimana di università di triennale. Mi è venuto in mente in questi giorni e ho dovuto fare un confronto fra i due stili di vita. Esattamente un anno fa, stavo finendo di scrivere la mia tesi, che ho consegnato il 7 giugno e difeso il 14. Un anno fa ero probabilmente in biblioteca oppure sulla scrivania della mia stanza in un appartamento condiviso. Mi ricordo che ero molto stressata perché avevo un problema con il mio relatore e durante le ultime giornate, avrò lavorato alla tesi per circa 18 ore al giorno. La mia stanza era lurida e piena di polvere, non avevo tempo di cucinare sul serio o di uscire di casa. C’era un cielo grigissimo, tipico dell’Olanda.

    Esattamente un anno dopo, il 7 giugno, ero in California a 3500m, a Chicken Spring lake, un lago meraviglioso in cui ho fatto il bagno, nonostante l’acqua fosse gelida. Al posto di prepararmi per la discussione della tesi, il 9 giugno ho scalato Mount Whitney, mentre l’11 ho fatto Forester. Il 14 mi trovavo a Bishop, pronta per ripartire verso Kearsage e la Sierra. Non ho più una stanza: ho una tenda dove dormo e uno zaino con tutto quello di cui ho bisogno. Sto all’aperto tutta la giornata. Faccio il bagno nei ruscelli. Durante la pausa pranzo, mi è capitato di avvistare un coyote, al posto di altri studenti stressati. Insomma, si tratta di due stili di vita molto diversi. Non c’è dubbio di quale mi renda più felice.

    Giugno 2024: presento e difendo la tesi
    Giugno 2025: ce l’ho fatta! Ho scalato Mount Whitney!

    Alla prossima!