Primo tratto in Washington: da Bridge of the Gods a Trout Lake

Buona parte del confine fra Oregon e Washington è delimitato dal Columbia River. Arrivati a Cascade Locks, l’ultima cittadina in Oregon, si passa da un ponte che attraversa il Columbia River, il famosissimo Bridge of the Gods e si arriva così a Washington. È uno dei posti più iconici del PCT. Il ponte in sè non è niente di particolare, non ha neppure una corsia dedicata ai pedoni e bisogna stare attenti quando cammini perchè le macchine ti fanno il pelo. Però è molto emblematico per i camminatori perchè rappresenta l’entrata nello stato finale del sentiero, lungo appena più di 500 miglia. Per chiunque abbia visto il film o letto il libro “Wild”, il Bridge of the Gods è il luogo dove la protagonista Cheryl Strayed si è fermata. Sebbene il film “Wild” sia inguardabile ed il libro è molto poco interessante, fra l’altro Cheryl Strayed è un ottimo esempio di cosa NON fare lungo il sentiero, è comunque il motivo per cui tanti di noi, io compresa, siamo venuti a conoscenza del PCT. Arrivare a Bridge of the Gods ha un valore simbolico, forse proprio perchè è il traguardo finale del film che ha ispirato tantissimi di noi a camminare.

Questa sono io sul ponte. È diffice fare una bella foto, perchè la automobili sfrecciano

Mentre i km finali dell’Oregon sono stati molto sofferti, fisicamente dolorosi per via di un’irritazione e di una serie di vesciche ai piedi, quelli iniziali di Washington sono stati molto più piacevoli. Dopo 24 ore di riposo, e tappe obbligatorie in farmacia, ufficio postale, supermercato e birrificio, sono ripartita da Cascade Locks il 27 Agosto, insieme a Stretch, Bryce e Secondhand. In teoria dovevamo partire la mattina, ma alla fine abbiamo ritardato e abbiamo attraversato il Bridge of the Gods verso le 6 del pomeriggio, durante la golden hour e abbiamo festeggiato l’entrata a Washington con una birra che un trail angel aveva insistito a comprarci.

Washington è lo stato del PCT con il tempo metereologico più incerto. Mentre la California e l’Oregon godono di un buon clima, generalmente Washington è molto più grigio e piovoso, soprattutto in autunno. Ad un certo punto della stagione, le pioggie si trasformano in nevicate, e le basse temperature rendono spiacevole, se non addirittura pericoloso, stare sul PCT. Di solito, la data limite a cui si dovrebbe puntare per concludere il sentiero è il primo ottobre, ma ovviamente dipende da stagione a stagione. Ci sono annate che le nevicate iniziano a metà settembre ed altre annate che la neve non arriva prima di ottobre inoltrato. È da quando ho iniziato il PCT che sento di camminatori che corrono perchè hanno paura di congelare a Washington. A me sembra che la gente voglia avere l’illusione di avere tutto sotto controllo, ma con la natura non si può mai prevedere e penso sia una scelta più saggia adattarsi ed accettare il tempo che si trova. Io sono stata accolta a Washington con un’ondata di calore completamente inaspettata, temperature impensabili per la stagione e un fenomeno terribile finora sconosciuto lungo il sentiero: l’umidità. Penso di non aver mai sudato tanto come nei miei primi giorni a Washington. Addirittura sono stata costretta a cenare e a dormire indossando solo la biancheria intima, cosa che non mi è mai successa prima, nemmeno nel deserto! Altro che le tanto temute nevicate!

Dei primi giorni di Washington non c’è proprio niente d’interessante da raccontare. Tutti dicono che Washington è meraviglioso, ma l’inizio è stato tutt’altro. Da Cascade Locks, lasciata il 27 agosto, fino a Trout Lake, raggiunta il 30 agosto, si attraversa un bosco per 4 giorni. La vegetazione è diversa dall’Oregon e c’è molta più salita. La mia prima giornata intera a Washington ho percorso oltre 40 km con più di 2000m di dislivello, ma anche dopo 13 ore di camminata e tantissima fatica, il panorama non è cambiato di una virgola, sembrava quasi che non mi fossi mossa.

Qualche immagine del Sud di Washington

Ormai sono abbastanza stufa di camminare, soprattutto di camminare ininterrottamente per tutta la giornata, ma ci sono ancora tanti aspetti della vita lungo il sentiero che mi piacciono parecchio. È piacevole svegliarsi la mattina ed essere immersi nella natura, potere fare il bagno durante la pausa pranzo. Adesso che passo gran parte del tempo con una trail family, e  tutti noi non ne possiamo più di camminare, cerchiamo di minimizzare la quantità di tempo che passiamo a farlo. Ci svegliamo tardi, facciamo lunghissime pause e il pomeriggio ci tocca correre perchè ancora non abbiamo fatto le miglia che volevamo fare, siamo sempre gli ultimi che arrivano al campeggio, rigorosamente dopo il tramonto. Ormai sono anche molto stufa di montare la tenda e con la mia tramily di solito facciamo solo cowboy camping, anche perchè arriviamo sempre che i migliori posti dove piantare una tenda sono già stati presi. Se non altro, sono talmente abituata a dormire all’aperto, che veramente non mi faccio problemi ad accamparmi in qualsiasi posto. Dormire sotto le stelle ancora ha molto fascino per me, penso sia uno degli aspetti lungo il sentiero di cui non mi stuferò mai, e mi mancherà un sacco una volta tornata nella società.

Esempio di cowboy camping molto improvvisato, Bryce e Secondhand dormono fra i cespugli.

Sono verso la fine del PCT e mi sono resa conto che non ho mai spiegato bene uno degli aspetti più simpatici del sentiero. Forse qualche lettore attento e ferrato con l’inglese avrà notato che i nomi dei camminatori sono molto particolari. Stretch, Vampire, Storm, Just Visiting, Secondhand. Infatti, la tradizione vuole che ogni camminatore venga chiamato con un soprannome, il cosidetto “trail name”, che gli viene dato lungo il sentiero. Di solito, i soprannomi sono ispirati da qualche episodio imbarazzante accaduto durante il cammino, o da un’abitudine particolare. Una persona non può scegliere il proprio trail name, che viene suggerito da qualche altro camminatore, ma può scegliere se accettarlo o rifiutarlo. Per esempio, Stretch è chiamata così perchè è stata vista fare stretching durante le prime settimane di sentiero lungo il cammino, abitudine rarissima qua. Secondhand ha un sacco di vestiti e materiale di seconda mano. Storm è sopravvissuta ad una tempesta su San Jacinto. Vampire detesta stare al sole. Il mio trail name è Icy e mi è stato dato a Walker Pass, l’ultima settimana del deserto, dopo aver mangiato cinque gelati in un pomeriggio (Icy da Ice-Cream, che vuol dire gelato in inglese). L’ho accettato perchè mi ricorda un episodio simpatico ma non troppo imbarazzante. Yuki vuol dire neve in giapponese e mi piaceva che ci fosse un richiamo al mio nome vero. Di solito, uno usa il proprio trail name quando si presenta agli altri camminatori e ai trail angels, o quando firma i trail logs, i registri che si trovano lungo il sentiero. C’è gente che conosco abbastanza bene, con cui a volte cammino per settimane, di cui io non conosco il vero nome, il che crea situazioni molto divertenti, come quando sono andata ad il ristorante lussuoso dell’Awhanee e ho chiesto se ci fosse una prenotazione a nome di Vampire, vampiro. A volte, anche le trail families hanno un nome, per esempio un gruppo di quattro ragazze si fa chiamare le Naked Girls, ragazze nude, perchè hanno fatto il bagno in delle terme naturali senza vestiti e una signora più anziana, chiaramente non una camminatrice del PCT, le ha sgridate, dicendo che fosse un comportamento inappropriato.

Esempio di registro lungo il sentiero. Ci sono nomi come Chocolate Milk, Swingset, Reload

A presto, con paesaggi molto più interessanti!

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