Era il 10 luglio quando, appena uscita dall’ufficio postale di South Lake Tahoe, in cui ho spedito tre pacchi, ho comunicato ai miei genitori che, se non ci fossero stati problemi alla dogana, sarebbe arrivato a casa loro un pacco contenente la mia piccozza e i miei ramponcini. Oggetti che, non ho alcun dubbio, possono tornare loro molto utili, visto che è pieno di ghiacciai a Verona, soprattutto a luglio.
All’ufficio postale eravamo in cinque persone in coda per spedire dei pacchi, di cui tre eravamo camminatori del PCT. Gli uffici postali di queste cittadine lungo il cammino sono indispensabili per la programmazione e buon riuscita del viaggio.
Il motivo principale per cui i camminatori vanno in posta è per spedire o ritirare provviste alimentari. Ci sono due modi principali per fare rifornimento di viveri lungo il sentiero, uno si tratta semplicemente di andare al supermercato, invece l’altro non è altro che ritirare un pacco di cibo preparato tempo addietro e spedito a un determinato ufficio postale che di solito lo tiene fino a quando il camminatore viene a ritirarlo. È abbastanza raro che il sentiero passi direttamente da un supermercato ben fornito, motivo per cui si deve fare autostop per andare fino al negozio più vicino. Invece, è abbastanza diffuso trovare uffici postali o altri stabilimenti disponibili a tenere un pacco. Una volta, spedirsi pacchi postali contenenti provviste era l’unico modo di avere accesso a del cibo lungo il sentiero, ma adesso che il PCT sta diventando sempre più popolare è molto più diffuso trovare dei piccoli negozietti abbastanza forniti nelle località di solito frequentate dai camminatori.

Non è scontato capire come funziona il meccanismo, quando vale la pena inviare un pacco e quando invece conviene comprare direttamente. Ho visto un sacco di tabelle Excel di persone più organizzate di me in cui segnano in che giorno prevedono di arrivare in quale località, di quanto cibo hanno bisogno e che uffici postali convengono. Organizzare in anticipo cinque mesi di provviste non è per niente banale, motivo per cui la maggior parte dei camminatori non lo fa e si rassegna a mangiare quel che trova nei negozi lungo il sentiero. Secondo un sondaggio condotto da Halfway Anywhere, un sito molto popolare dai camminatori del PCT, nel 2024 meno del 12% dei camminatori ha usato prevalentemente pacchi postali per fare rifornimento di cibo, un altro 12% ha usato solo i supermercati e il 76% ha fatto un misto d’entrambi. Di solito, è solo chi ha particolari allergie e diete molto restrittive che usa prevalentemente il sistema di spedizione.

Se si sceglie di fare affidamento alle poste e così evitarsi problemi legati all’autostop, ci si può preparare i pacchi contenenti il cibo sia prima della partenza per il cammino, sia durante il cammino. Nel primo caso, si creano tutti i pacchi all’inizio e si affida a una persona, residente negli Stati Uniti, il compito di spedirli tutti agli uffici postali di riferimento, con le giuste tempistiche, visto che, di solito, gli uffici postali tengono il pacco per 2-4 settimane massimo. Nel secondo caso, a volte si approfitta di un supermercato ben fornito per comprare più provviste del necessario e spedire quelle in eccesso più a nord, in una località in cui si sa che il supermercato è sprovvisto o molto caro. È quello che ho fatto io a South Lake Tahoe, quando ho approfittato di Grocery Outlet, un supermercato molto più economico e ho fatto una spesa doppia, inviando tutto quello che non mi sarebbe servito più a nord, a Belden.
Di solito, chi si invia pacchi, soprattutto se preparati in anticipo, mangia un po’ più sano ed equilibrato, perché ha più scelta di alimenti al momento di fare la spesa. Altro punto a favore, se uno fa la spesa all’inizio e compra in grosse quantità spesso sa quanto spende, al posto di chi compra da negozi che essendo in posti isolati, sono spesso carissimi. Oltre allo sforzo organizzativo notevole, ci sono due problemi grossi legati ai pacchi di provviste. Il primo è che è difficile prevedere quanto uno mangerà e di cosa avrà voglia lungo il sentiero. Il fabbisogno calorico giornaliero è molto diverso da quello di cui uno è abituato, ed è difficile prevedere l’esatta quantità di cibo necessario. Fra l’altro, dopo un po’ che si mangiano gli stessi alimenti, per mesi alla volta, d’altronde non c’è tantissima scelta di cibi leggeri, calorici e a lunga conservazione, ci si stufa e si arriva a non tollerare più certi alimenti che una volta potevano dar soddisfazione. A me questa cosa è successa con il cous cous: l’ho mangiato quasi tutti i giorni a pranzo per due mesi di fila e ora non esagero quando dico che mi viene la nausea solo a guardarlo, se lo ritrovassi in un pacco di provviste non lo toccherei neanche. L’altro problema legato alle spedizioni di pacchi è che spesso bisogna cambiare i propri programmi a seconda degli orari di apertura degli uffici postali. Anche se le poste sono pienissime nella stagione dei camminatori, non fanno straordinari, sono quasi sempre chiuse la domenica, aprono tardi e chiudono presto. Tanta gente deve accelerare o rallentare il ritmo di camminata. E, per ora non ho avuto brutte sorprese, ma può capitare che il pacco si perda, arrivi in ritardo o l’ufficio postale decida di sbarazzarsene se è passato più di un mese e nessuno l’ha ritirato. A meno che uno non abbia particolari esigenze alimentari, io sconsiglierei di usare prevalentemente pacchi per fare rifornimento di cibo, almeno per la tratta della California. Io per ora me ne sono inviati soltanto due, entrambi preparati lungo il sentiero, anche se prevedo di inviarne qualcun altro più a nord.

Se qualcuno è stato attento, ha notato che all’inizio del post io ho spiegato che ho inviato tre pacchi dall’ufficio di South Lake Tahoe. La piccozza a casa dei miei genitori, mentre le provviste alimentari più a nord. E il terzo pacco allora? Si tratta dalle “bounce box”, la scatola che rimbalza. Sí, perché non ci sono solo provviste alimentari in eccesso. La bounce box è una scatola contenente generi vari che uno non si vuole portare nello zaino per certe tratte, ma potrebbe comunque averne bisogno in futuro. Per esempio, io ho iniziato il sentiero con due paia di pantaloni da camminata, uno lungo e uno corto. Dopo un po’ mi sono resa conto che preferivo quelli corti per il tratto del deserto, quindi ho inviato quelli lunghi a Kennedy Meadows, dove li ho ripresi, visto che preferivo quelli lunghi per fare il tratto di Sierra Nevada sulla neve. La “bounce box” appunto rimbalza, ti segue lungo il cammino, uno la apre, tira fuori quello di cui ha bisogno, mette dentro quello che non si vuole più portare appresso e la rispedisce. Oltre ai pantaloni lunghi, io nella bounce box ci ho messo lenti a contatto di riserva e un libro che avevo iniziato a leggere, volevo finire e non volevo portarmi sulle spalle, ma se ho tempo in città leggo un paio di capitoli. A South Lake Tahoe ho aggiunto nella mia bounce box tutti i vestiti invernali che ho usato nella Sierra Nevada, non prevedo di usare questo mese, ma potrebbero tornare utili più a nord. Ognuno mette cose diverse nella sus Bounce box. Ho visto due ragazze che hanno messo dei vestiti carini, così da usarli ogni volta che sono in città e so di un’altra ragazza che si è messa dentro la tinta per capelli.

Ecco, per oggi è tutto. Ci risentiamo per un resoconto della California del Nord!
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