La Sierra Nevada è un tratto di una catena montuosa che attraversa gran parte della California. Si tratta di rocce granitiche perlopiù ad alta quota, con picchi superiori a 4000m. I punti più famosi sono Mount Whitney, la montagna più alta degli Stati Uniti al di fuori dal l’Alaska, Lake Tahoe, il più grande lago alpino del Nord America e Yosemite, uno dei parchi americani nazionali più belli e famosi.

Il PCT attraversa tutta la Sierra Nevada da sud a nord, per all’incirca 400 miglia. Il sentiero è molto isolato. Durante la prima settimana, non sono quasi mai scesa sotto i 3000m. Non si attraversano mai strade vere e proprie e la maggior parte dei camminatori si deve portare tutto il necessario per passare almeno un paio di giorni in montagna: ci sono pochi sentieri percorribili in giornata. La Sierra Nevada è un territorio vastissimo, isolato e molto poco accessibile, ma è proprio questo l’aspetto più affascinante. Percorrendo questi sentieri ti senti minuscolo ed insignificante, completamente sovrastato dalla natura circostante.

Per fare scorta di provviste si deve scendere a valle, facendo sentieri secondari. Anche un piccolo incidente, tipo uno slogatura alla caviglia, può essere essere pericoloso. Siamo in una situazione in cui nessun mezzo può arrivare, in cui i cellulari non prendono per nulla, e i GPS satellitari, indispensabili in queste zone, funzionano a mala pena. Ho presenziato un’incidente con una signora che ha dovuto chiamare i soccorsi. Ha dovuto aspettare almeno 5 ore, quando la guardia forestale è venuta a piedi nel luogo dell’ incidente e ha potuto verificare la situazione. Per questo motivo, è consigliato non attraversare mai la Sierra in solitaria, almeno nei tratti più pericolosi, che sono i passi di montagna più alti, spesso ghiacciati, e i guadi dei fiumi, in cui l’acqua arriva fino alle cosce.

La Sierra Nevada è il pezzo più bello, remoto e difficile del PCT. Ho dovuto comprare delle attrezzature specifiche che non avevo mai usato prima. Sono indispensabili i ramponcini. Anche in piena estate, parti del sentiero sono completamente innevate. Consigliatissima è una piccozza da ghiaccio. Non me l’aspettavo, ma l’ho usata in diversa occasioni. Fra l’altro, la Sierra Nevada è il territorio degli orsi. È obbligatorio per legge portarsi un contenitore per il cibo a prova di orso e lasciarlo lontano dalla tenda, per evitare incidenti spiacevoli.

Ho passato 8 bellissime giornate nella Sierra Nevada. Sono giornate fisicamente impegnative. L’altitudine gioca brutti scherzi: mal di testa, fiatone, difficoltà a dormire e nausea sono tutti sintomi molto comuni. Il sentiero è molto più tecnico e spesso si parte il mattino prestissimo: è indispensabile fare certi passi quando la neve è ancora ghiacciata, quindi prima che il sole la riscaldi. Il saliscendi è costante, considerando che il sentiero prevede di fare un passo di montagna al giorno. Il ritmo di camminata è molto inferiore rispetto al deserto, faccio dalle 12 alle 18 miglia al giorno, un po’ perché la neve e l’altitudine rallentano, un po’ perché il panorama è talmente bello che voglio godermelo il più possibile.
Questa prima settimana nella Sierra sono partita da Kennedy Meadows in un gruppo di cinque persone. I posti più belli sono stati Chicken Spring Lake, Mount Whitney e Forester Pass.

Mount Whitney è la montagna più alta dei “lower 48” ovvero degli Stati Uniti continentali, tutti gli stati ad esclusione di Alaska ed Hawaii. È alta ben 4421 metri. Ho raggiunto la cima il 9 giugno. È stata un’escursione impegnativa, 25 km, con all’incirca 1200m di dislivello, ma uno zaino abbastanza leggero, visto che avevo lasciato quasi tutte le provviste e bagagli ai piedi della montagna e le ho recuperate la sera. Sono partita verso le 4 del mattino e sono tornata verso le 6 del pomeriggio. È stata una gita meravigliosa: non ero mai stata così in alto e i panorami mozzafiato mi hanno lasciato senza parole.


Due giorni dopo ho attraversato Forester Pass, un passo superiore ai 4000m. C’era un sacco di neve. Sono salita camminando, ma sono scesa con una speciale tecnica, che qui chiamano “glissade”: si tratta di scivolare giù seduti, usando la piccozza come freno nel caso la discesa diventa troppo veloce.


Per scendere a valle nei giorni successivi, ho fatto il Kearsage Pass, un valico che prevede di arrivare in un parcheggio dove arrivano macchine e sono arrivata fino a Bishop, una cittadina frequentatissima da arrampicatori, dove ho passato due giornate in un ostello a riposarmi.


All’incirca un anno fa, la settimana dal 7 al 14 giugno 2024, è stata la mia ultima settimana di università di triennale. Mi è venuto in mente in questi giorni e ho dovuto fare un confronto fra i due stili di vita. Esattamente un anno fa, stavo finendo di scrivere la mia tesi, che ho consegnato il 7 giugno e difeso il 14. Un anno fa ero probabilmente in biblioteca oppure sulla scrivania della mia stanza in un appartamento condiviso. Mi ricordo che ero molto stressata perché avevo un problema con il mio relatore e durante le ultime giornate, avrò lavorato alla tesi per circa 18 ore al giorno. La mia stanza era lurida e piena di polvere, non avevo tempo di cucinare sul serio o di uscire di casa. C’era un cielo grigissimo, tipico dell’Olanda.
Esattamente un anno dopo, il 7 giugno, ero in California a 3500m, a Chicken Spring lake, un lago meraviglioso in cui ho fatto il bagno, nonostante l’acqua fosse gelida. Al posto di prepararmi per la discussione della tesi, il 9 giugno ho scalato Mount Whitney, mentre l’11 ho fatto Forester. Il 14 mi trovavo a Bishop, pronta per ripartire verso Kearsage e la Sierra. Non ho più una stanza: ho una tenda dove dormo e uno zaino con tutto quello di cui ho bisogno. Sto all’aperto tutta la giornata. Faccio il bagno nei ruscelli. Durante la pausa pranzo, mi è capitato di avvistare un coyote, al posto di altri studenti stressati. Insomma, si tratta di due stili di vita molto diversi. Non c’è dubbio di quale mi renda più felice.


Alla prossima!
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