Non è pericoloso per una ragazza andare via da sola ?
Questa è una domanda che mi hanno fatto in tanti e alla quale tengo molto dare una risposta. Ho aspettato un po’ perché volevo farmi un’ idea del sentiero e della situazione prima di poter giungere ad una conclusione. Adesso che è da un mesetto che cammino, penso di aver degli elementi per dare una mia personale risposta alla domanda e dire la mia su una tematica che ritengo molto importante.
Cominciamo da qualche buona notizia. No, tendenzialmente non è pericoloso percorrere il PCT da ragazza sola. Questo ovviamente non si applica a tutti i sentieri e tanto meno a tutti i tipi di viaggio, ma con le dovute accortezze, percorrere il PCT comporta pericoli abbastanza limitati, e essere di sesso femminile non ne aggiunge di nuovi.
Questo è un sentiero molto battuto dai camminatori di PCT, ma essendo a tratti abbastanza isolato, non è troppo comune incontrare gente al di fuori del sentiero. Di solito, chi cammina sul PCT è molto gentile e disponibile, c’è un senso di comunità che fa si che ci si aiuti l’un l’altro. Per ora, non c’è stato nulla da temere da parte degli altri camminatori. Per le persone esterne, forse qualcosa da temere ci potrebbe anche essere, ma gli incontri sono talmente rari e le chance che questa gente pericolosa sia su un sentiero di montagna ancora di più. D’altronde, mettiamoci nei panni di qualche maniaco, criminale o comunque persona poco raccomandabile. Dov’è più probabile che trovi una vittima, in un posto in cui passano decine o centinaia di ragazze, tipo in un centro città, o in un posto in cui forse se ne può trovare una, massimo due? Che ragazza sarà mai più piacevole? Quella pulita e profumata o quella che forse ha avuto come unica fonte d’igiene l’acqua dei ruscelli? Chi è una vittima più semplice? La ragazza in città o la ragazza che ha con sé un GPS con localizzazione satellitare e che riesce a cavarsela da sola e a sopravvivere nei boschi? Se cominciamo a pensare queste cose, forse ci rendiamo conto che tante attività quotidiane sono molto più pericolose e se non ci mettiamo limiti per andare in città, a scuola o a fare la spesa, perché l’essere donna dovrebbe condizionarci a percorrere il PCT?
Chiarito ciò, vorrei però dire che anche se tendenzialmente i pericoli non aumentano ad essere donna, c’è comunque qualche ostacolo in più da superare. Parlo della mia esperienza. Culturalmente, l’Italia non è un paese in cui è diffusissimo che una ragazza vada in viaggio, ancora meno in montagna, da sola. Siamo un popolo che deve ancora imparare dai nostri vicini nordeuropei che andare in vacanza da sola come ragazza non solo dovrebbe essere accettato, ma potrebbe essere anche desiderato. Chi parte per un’ avventura del genere da solo, o ancora meglio da sola, non è necessariamente chi non si è trovato compagnia, ma anche chi per scelta vuole vivere un’ esperienza un po’ diversa. Viaggiando da soli di solito si è più inclini a fare nuove conoscenze, insegna a prendere più scelte e ad acquisire più responsabilità. È un esperienza sia piacevole che formativa che bisognerebbe fare, e non cercare d’evitare. Fra l’altro, il PCT è un percorso che tantissima gente inizia da sola per poi trovare compagnia lungo il sentiero. Spesso, noi camminatori, siamo persone con del tempo a disposizione perché siamo in un momento di transizione nella vita e abbiamo bisogno di opportunità di riflessione e introspezione. Generalmente, andare via da soli aiuta a trarre il meglio in un momento delle vita talmente particolare e delicato.
Purtroppo questa paura di andare via da soli, soprattutto da sole, che io ho riscontrato molto in Italia, si trasforma in mancanza d’informazioni riguardo a come faccia una ragazza a fare un trekking da sola. Abbiamo tanta tradizione di montagna e alpinistica in Italia, meno di campeggio e bivacco. Eppure, ho frequentato abbastanza campi scout e centri campeggio, ma posso garantire che mai, mai, ripeto mai, ho ricevuto informazioni su come gestire il ciclo quando dormo all’aria aperta e non ho un bagno disponibile. Ovviamente questo è molto limitante. Tantissime ragazzine, io compresa quando avevo 12, 13 anni, si vergognerebbero a chiedere e di conseguenza eviterebbero una serie d’attività. E come gestire il ciclo non dovrebbe essere una cosa che solo le ragazze dovrebbero sapere. Chiunque dovrebbe aver le basi per aiutare chi potrebbe essere in difficoltà. Considerando che circa metà della popolazione in un periodo della vita ha le mestruazioni, è una tematica che dovrebbe essere molto più dibattuta, ma spesso evitata e considerata tabù perché appartenente alla sfera femminile.
Questo non è tutto. Sono convinta che abbiamo bisogno di esempi, non solo d’istruzioni. Io ho iniziato a pensare sul serio di percorrere il PCT perché ho sentito di una ragazza, olandese, che l’ha percorso in solitaria. In Italia, questi esempi non ci sono. In genere, la montagna è considerata più maschile, la vita all’aria aperta pure. Gli alpinisti famosi, tutti uomini, nell’ immaginario collettivo poi, sono tutti burberi e solitari, invece dovrebbe essere più diffuso il concetto che la montagna è fatta anche per le ragazze giovani, carine, e simpatiche.
Questa mancanza di esempi e opportunità per la ragazze di fare trekking si trasforma anche in mancanza di materiali tecnici pensati esclusivamente per le donne. La maggior parte degli zaini in commercio sono pensati per gli uomini, con spalle larghe e torso lungo. Io non lo sapevo, ma la temperatura media per cui sono indicati i sacchi a pelo è sempre, la temperatura in cui un maschio si sente a suo agio di notte. È stato ripetutamente dimostrato che le donne hanno freddo più spesso la notte, a causa di diversi processi metabolici. Quando ho comprato il mio sacco a pelo, indicato per notti fino a -6 gradi, ma in casi estremi protegge fino a -23 gradi, ero convinta andasse bene. Leggendo molto attentamente le istruzioni, invece mi sono resa conto che per le ragazze le temperature su cui fare affidamento sono 0 gradi e -15 in casi estremi. Questo non me l’aveva spiegato nessuno, anche perché, se ci facciamo caso, chi vende prodotti da montagna sono quasi sempre tutti uomini. Le tende sono sempre unisex e pensate per gente alta. Vabbè qual è il problema la gente bassa, quindi le donne, staranno più larghe? Ma una tenda più lunga e larga comporta qualche grammo di peso in più da portarsi via, che unite a qualche grammo in più di un sacco a pelo pensato a misura d’uomo e di un materassino pensato a misura d’uomo, insieme si ottiene del peso extra che va ad impattare di più su chi pesa di meno, quindi le donne, perché il peso massimo che si dovrebbe portare sulle spalle dovrebbe essere sempre una percentuale massima, sul 30-40%, del peso corporeo. Insomma c’è molto in cui ancora bisognerebbe migliorare.

Mi sono chiesta se questa carenza di esempi e materiali fosse solo italiana, ed in parte penso che in California la situazione sia un po’ meglio. Dal punto di vista di materiali tecnici, ho trovato molta più varietà rispetto all’Italia, pantaloncini con tasche capienti, biancheria intima molto migliore e addirittura sacchi a pelo pensati esclusivamente per donne. Ma questa è la mia esperienza in uno stato in cui è molto diffuso fare trekking e campeggio. Non oso immaginare come la situazione possa essere in posti come il Mississipi, visto che ho conosciuto una camminatrice che viene da lì e mi ha spiegato che è l’unica ragazza nella sua cerchia di amici che non si è sposata appena finite le superiori.
Negli ultimi anni la situazione sta migliorando. E sta nascendo un movimento di prodotti da montagna pensato da donne per le donne. Un esempio eccezionale di questo è la Kula Cloth, introvabile in Italia, ma diffusissima qua sul sentiero, una specie di salvietta, che funziona come carta igienica riutilizzabile. È favolosa. Decorata, comoda, modesta ed economica. La si può mettere in lavatrice, è molto più sostenibile e più pratica della carta igienica, considerando che questa la si deve portare via una volta usata. La Kula Cloth aiuta un sacco le ragazze a non avere problemi sul cammino, visto che siamo noi quelle che facciamo molto più uso di carta igienica. La ragazza che l’ha ideata ha fatto diversi sentieri escursionistici negli Stati Uniti. Oltre a un discreto successo economico, sta avendo un grosso impatto sociale e culturale e offre a tante ragazze opportunità che altrimenti non avrebbero.

Qui in California, almeno sul PCT, ci sono molte più ragazze che sono sicure e fiduciose e camminano da sole. Una ragazza che ho conosciuto prima del sentiero, mi aveva detto che in passato aveva visto molti più ragazzi camminare da soli sul PCT, mentre le ragazze di solito camminano in coppia. La mia esperienza è stata molto diversa. Mentre la generazione più anziana, i 50enni e 60enni sono prevalentemente uomini, almeno metà dei camminatori più giovani sono ragazze. La notte prima della mia partenza ci siamo radunati in una ventina. Eravamo 4 giovani ragazze che siamo partite da sole, oltre a qualche donna adulta e qualche coppia di amiche, quasi di più in confronto ai ragazzi. I tempi stanno cambiando.
Rispetto all’Italia, qui non ho ottenuto attenzioni speciali perché sono una ragazza. Per ora non mi sono mai sentita dire “coraggiosa” o “vai in cerca di pericoli”, come, di solito, non se lo sentono dire i ragazzi da noi. E nel vedere tante ragazze che camminano ti rendi conto che ci sono tanti modi diversi di gestire la propria identità femminile sul sentiero, così come c’è ne sono tanti nel mondo vero. È bello potersi sentire femminile sul sentiero se si vuole. Una ragazza con cui cammino spesso, porta degli orecchini grandi, verdi e vistosi. Le ho chiesto come mai, se non le pesassero e lei mi ha detto che le piacciono molto e che vuole dimostrare che è possibile fare un sentiero impegnativo senza rinunciare a qualche accessorio e un po’ di stile. Un’altra ragazza che ho conosciuto ha una ciocca di capelli fucsia a cui tiene molto. Mi ha detto che quando ha l’opportunità se la tinge di nuovo, anche lungo il sentiero. Sono piccoli gesti che fanno stare meglio. Non è frivolo. Se ci si sente bella, ci si sente sicura, se si è sicura, si è forte. Bisogna essere forti e tenaci per affrontare un’ avventura del genere.
Dall’altro lato, il sentiero è anche una scusa per mandare a quel paese tutti i canoni estetici imposti dalla nostra società, che di solito colpiscono maggiormente le donne. Il PCT è un ambiente in cui nessuno si scandalizza a vedere gambe e ascelle non depilate, capelli spettinati, vestiti sporchi, visi struccati. C’è chi pensa che non seguire questi standard di bellezza è un modo di dimostrare al mondo che a questi standard non ci si sta, ci si ribella. Invece c’è chi è convinto che si possa fare un sentiero fisicamente impegnativo senza dover rinunciare a un proprio stile e un modo di esprimere la propria personalità. C’è chi si prende più cura del proprio aspetto lungo il sentiero e chi di meno. È giusto poter avere l’opportunità di scegliere. Ed è bello avere esempi di ragazze del genere, che dimostrano che non c’è solo un prototipo di ragazza che fa questo sentiero.
Non per pura casualità biologica, ma perché per scelta personale mi sono fatta influenzare da certe tematiche, l’essere nata femmina ha avuto un ruolo considerevole nel formare la mia identità. Essere una ragazza italiana nel ventunesimo secolo ha suscitato una sensibilità per certi temi che probabilmente non avrei. E questo, per certo, ha influenzato il mio modo di pensare, prendere decisioni e vivere la mia vita. Quindi io non voglio raccontare al mondo che faccio questo sentiero nonostante io sia una ragazza, e tutti i pericoli che questo comporta. Io voglio raccontare che faccio questo sentiero proprio perché sono una ragazza e questo ha suscitato in me tratti che altrimenti non avrei, come il desiderio di dimostrare al mondo che valgo qualcosa, desiderio che tante ragazze hanno, e cimentarsi in qualcosa d’impegnativo, al posto di avere la certezza che il mondo conosca già il mio valore.
Questi pensieri non sono assolutamente da generalizzare a tutto il genere femminile, o pensare che tutte le ragazze camminatrici si sentano così, ma è solo la mia esperienza e riflessione personale. Ognuna di noi ha un motivo diverso ed è qui che sta il bello. Tante ragazze camminano da sole e a me sembra una cosa meravigliosa.
L’uguaglianza di genere la si ottiene con tanti modi e strategie diverse. Io sono convinta che fare questo cammino promuova l’idea che anche una ragazza, giovane e italiana, da sola, può vivere questa avventura, divertirsi e imparare tanto. Ed è vero che essere una ragazza comporta qualche ostacolo in più, ma è anche vero che ci deve essere qualcuno che li affronta questi ostacoli, così da rendere più semplice la via per chi arriva dopo. Nel mio piccolo, posso scegliere se ispirare qualcun altro o rassegnarmi alla situazione. Per me la giusta via è chiara.
Lascia un commento