Solitudine e compagnia

Dopo la faticaccia e il maltempo della settimana scorsa, i giorni successivi mi sono sembrati molto più tranquilli. Il ritmo di camminata è più rilassato e piacevole, il dislivello molto inferiore. Ormai navigo su una media di 18 miglia giornaliere, circa 29 km, che percorro senza alcuna difficoltà.

Alcuni dei panorami più belli di questa settimana sono stati in Deep Creek, un canyon scavato da un ruscello, di cui si segue il corso per un paio di giorni. A tratti, si riesce a fare il bagno nel fiume e l’acqua fresca è un sollievo, soprattutto nelle ore più calde della giornata. Un altro evento particolare è stata la presenza di delle terme naturali lungo il fiume.

Deep Creek

Purtroppo però sono aumentate le temperature. Nei giorni fra il 7 e il 10 maggio ci sono stati picchi di oltre 30 gradi. Anche le notti si sono fatte più torride. Mi è capitato di dover dormire fuori dal sacco a pelo, senza vestiti. Non c’è una soluzione per evitare il caldo, perché dura gran parte della giornata, inizia alle 8 e finisce oltre alle 19. C’è chi si alza prima delle 4, chi cammina fino alle 22 e chi fa lunghissime pause pomeridiane, ma considerando che tutti in media camminano per una decina di ore al giorno, al caldo bisogna abituarsi. Il clima secco aumenta il rischio di disidratazione. Io bevo dai 4 ai 5 litri d’acqua al giorno, che aggiungono un peso notevole alla zaino, ma ho sentito dire che c’è chi se ne porta dietro sei.

Panorami lungo il cammino

Un po’ per scelta, un po’ per necessità, questi giorni ho trascorso più tempo da sola. Quando racconto che ho l’intenzione di attraversare gli Stati Uniti a piedi, la gente s’immagina questa gran avventura in solitaria, ma la verità è che si è in compagnia la maggior parte del tempo. Nonostante quasi tutti inizino il sentiero da soli, si formano amicizie, si creano coppie o gruppetti. Di solito, quando un gruppo ha più di tre persone, viene chiamato “tramily”, da Trail family, famiglia lungo il sentiero. Qualche tramily è più unita, qualcuna più distanziata. Nonostante si faccia campeggio in libera, i posti in cui è possibile effettivamente piazzare una tenda sono limitati. Tutti in genere preferiscono accamparsi nei pressi di una fonte d’acqua. Quasi sempre si condivide il campeggio con qualcuno. In queste prime tre settimane di cammino, mi è capitato solo una volta di accamparmi completamente in solitaria ed è stato per scelta. Avevo bisogno di passare un po’ di tempo da sola, dopo aver passato gran parte del sentiero in compagnia.

Esempio di campeggio, sempre in libera

Questa settimana è stata la prima volta che ho passato un paio di giorni consecutivi prevalentemente da sola. L’aspetto più stancante dell’ andare via da sola è la quantità di decisioni che bisogna prendere senza consultarsi con qualcuno o aspettare conferme. Non sono decisioni banali. Qualche scelta è di carattere pratico-logistico. Quanti km ho intenzione di camminare? Dove sarebbe meglio fermarsi a passare la notte? Qualche scelta potrebbe avere conseguenze negative. Quanta acqua devo portarmi dietro? Posso fare questa salita sotto il sole cocente? Qualche scelta poi, è veramente difficilissima. Quanta cioccolata mettere nelle provviste? Alle terme è meglio andare la mattina presto o la sera tardi?

Più la mia avventura continua e più mi rendo conto che sono in grado di prendere queste decisioni da sola. Non devo cercare una conferma nei comportamenti degli altri, perché dentro di me ho già le risposte. Solo io mi conosco talmente bene da sapere quanto le mie gambe tengono, di quanta acqua ho bisogno, dove riesco a dormire bene, quanto e in che momento ho bisogno di mangiare. I dubbi che mi vengono lungo il percorso sono opportunità di capire di cosa ho bisogno per vivere al meglio il cammino. E pian piano acquisisco la consapevolezza che sono in grado di gestire da sola le conseguenze delle mie scelte e divento, ogni giorno che passa, più sicura di me stessa e delle mie abilità. D’altronde, mi sembra una cosa incredibile imparare a passare mesi interi nella natura senza aver bisogno di niente altro se non quello che mi porto sulle spalle.

Ecco chi si incontra lungo il sentiero

Questa settimana c’è stata qualche complicazione logistica. Per un incendio avvenuto lo scorso settembre, ci sono 30 miglia di sentiero chiuse ai camminatori. Purtroppo bisogna fare scorta di provviste in una cittadina che si sarebbe raggiunta camminando quelle miglia. Non è semplice riuscire a organizzarsi. C’è chi salta quelle miglia completamente, chi prova a raggirare, chi le fa di notte per evitare controlli da guardie forestali e chi cammina su una strada parallela, aperta anche alle automobili. Purtroppo sul sentiero si vedono interi boschi bruciati, tristemente gli incendi sono molto diffusi in California. Nel vedere queste foreste di alberi morti, quasi spettrali, dovremmo ricordarci che dovremmo fare quanto possibile per proteggere questi ambienti. E il fatto che catastrofi naturali abbiano un impatto sui camminatori è solo un piccolissimo esempio dei danni che il cambiamento climatico porta ad interi ecosistemi e comunità. Non sarà l’ultima volta che ci saranno deviazioni sul percorso a causa d’incendi.

Foreste di alberi bruciati

Io ho fatto un percorso alternativo, cercando di saltare meno km possibili. Per fortuna, ho ritrovato Nico, un componente della mia piccola tramily, e abbiamo percorso la deviazione insieme. Nico è una persona colta e gentile, appassionato di cyber security e di burro d’arachidi.  Abbiamo percorso insieme i km sotto il sole cocente e abbiamo trovato un posto campeggio insieme ad un’ altra ragazza.

Alba sul sentiero

Ormai sono al miglio 350, che indica la metà del deserto!

Commenti

Una replica a “Solitudine e compagnia”

  1. Avatar kicogieg
    kicogieg

    Cioccolato con quel caldo? Si fonde. Aspetta a quando lasci il deserto e arrivi sulla Sierra!

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