Celeberrima per essere uno dei tratti più di difficili del deserto, Mission Creek è un pezzo di circa venti km in cui non c’è un vero e proprio sentiero, si risale il corso di un ruscello.



La difficoltà varia di anno in anno, a seconda della stagione. Quando io l’ho percorsa, il livello dell’acqua era abbastanza basso. Con un po’ di agilità, sono riuscita a saltare da sasso a sasso ogni volta che c’era un guado. A fine giornata, avevo le scarpe ancora asciutte.

Il lato positivo è che, per una volta, non mi sono dovuta portare 4 litri d’acqua, visto che la si può procurare in qualsiasi momento. Il lato negativo è che non ci sono posti in cui è possibile piantare una tenda e il percorso poco chiaro rallenta molto il ritmo di camminata.
La serata precedente, mi ero accampata in un posto bellissimo, un’oasi naturale, a una decina di chilometri da Mission Creek. Volevo assolutamente completare Mission Creek in un unico giorno, sabato 3 maggio, perché avevo sentito dire che domenica prevedevano un temporale e non ne volevo sapere di attraversare dei guadi sotto il diluvio. Purtroppo ho sbagliato a fare i conti, e al posto di una trentina di km, ne ho fatti 37, con ben 2000m di dislivello positivo. Gli ultimi cinque chilometri sono stati i più difficili di tutto il percorso fin ora. Non trovavo un posto dove piazzare la tenda, il sentiero era molto esposto, le gambe rigide dalla fatica. È stata una corsa per arrivare prima del tramonto. Ho camminato mezz’ora al buio, e sono arrivata esausta in un campeggio dove qualcuno aveva fatto un fuoco, verso le 8 di sera. Avevo iniziato a camminare appena dopo le 7 del mattino.




Per fortuna, domenica non ho dovuto attraversare nessun guado. C’è stato qualche tuono e lampo, ma non ha piovuto. Ha nevicato. Tutto il giorno. Il deserto riserva sempre qualche sorpresa. Sabato c’erano almeno 25 gradi e ho fatto il bagno nel fiume. Domenica, a 1000m in più d’altitudine, sembrava di essere in un paesaggio da fiaba natalizia.

Ma non doveva fare caldo nel deserto? Per fortuna ho un sacco a pelo che tiene fino a -23 gradi, e sono sopravvissuta alla mia prima notte di campeggio su neve. Il giorno dopo prevedevo di andare a Big Bear, una cittadina qua vicina, solamente un paio d’ore per fare la spesa, ma la temperatura bassa e la compagnia mi hanno convinto a passare una notte al coperto. Per la prima volta da inizio sentiero, ero molto provata dalla fatica dei giorni precedenti e le condizioni meteo. Le mani congelate, i vestiti fradici, i dolori alle gambe hanno reso la prospettiva di un letto comodo e una doccia calda molto allettante. Non abbiamo dovuto fare autostop, ci è venuta a prendere Allie con il suo ragazzo, che era venuto a trovarla. Avevano una giornata d’anticipo di camminata su di noi e ci hanno aspettato a bordo strada, venuti con il furgone di lui. Ci hanno accolto con una tazza di cioccolata calda, preparata con il fornelletto a gas sul retro del furgone. Questo piccolo gesto mi ha scaldato corpo e cuore e decisamente tirato su il morale.

Ci sentiamo presto.
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