La settimana delle prime volte

Forse sembrerà un po’ ovvio e ingenuo, ma questa prima settimana di cammino, dal 14 al 21 aprile, si è chiaramente identificata perché è stata la prima volta che ho fatto un sacco di cose.

Prima giornata di cammino, con primo terremoto e primo avvistamento di serpente a sonagli. Prima serata in campeggio, primo pasto cucinato, prima volta che ho montato la tenda, primo temporale, prima notte al coperto, prime ondate di calore, prima volta che ho sofferto per disidratazione, prime persone incontrate lungo il cammino.

Diversamente da una semplice vacanza di una, due settimane, se tutto va come previsto,  questa nuova realtà sarà la mia vita per i prossimi cinque mesi. Questo vuol dire anche abituarsi a nuove attività e costruirsi una certa routine. Qui la giornata non inizia più con la sveglia, scendere dal letto, fare colazione e prendere autobus o bici per andare a scuola o lavoro. Qui ci si alza con il sorgere del sole, subito si sgonfia il materassino, si impacchetta il sacco a pelo. L’acqua deve essere sempre filtrata con un attrezzo speciale, si cucina su una speciale stufetta a gas. Si dorme in tenda o addirittura a volte, all’addiaccio, sotto le stelle. Non si va a scuola o al lavoro. C’è un unico obiettivo ed è quello di camminare, essere uno, due, 10 o 20 km più vicini al traguardo finale.

Ho iniziato la mia camminata il 14 aprile 2025. Da tradizione, mi sono dovuta scattare una foto al punto di partenza. Dopo aver desiderato e anche un po’ temuto questo momento da un paio d’anni, non mi sembrava neanche vero poter essere qua. La sensazione è stata abbastanza condivisa da chi si trovava lì nel mio stesso momento. Una ragazza ha riassunto bene il sentimento che tutti noi abbiamo provato quando abbiamo visto il southern terminus, punto di partenza di questa avventura. “È un posto che pensavo esistesse soltanto nei sogni e nei video YouTube”.

Foto al southern terminus, il punto d’inizio del PCT. Dietro si scorge il muro che segna il confine fra Messico e Stati Uniti
La mia mano in Messico

Ho cominciato a camminare, a tratti da sola, a tratti in gruppo. Il sentiero è panoramico e ben segnato. Il paesaggio è molto bello e variegato. Non sono abituata a vedere il deserto e la sua flora e fauna. Fa molto caldo, soprattutto nelle ore centrali della giornata. Bisogna stare attenti a quanta acqua portarsi dietro. Spesso non è disponibile per decine di chilometri.

Il panorama cambia spesso, ci sono zone molto più verdi e zone più sabbiose. Abbiamo beccato un paio di giorni di pioggia, un po’ fastidiosi, ma che ci hanno permesso di goderci la sbocciare dei fiori.

Non me lo aspettavo, ma decisamente cammino più lentamente della media. Questa prima settimana, il giorno più lungo sono state 15 miglia, sui 21 km, che non sono banali considerando che porto una zaino con circa 15kg di peso, ma che dovrei imparare ad alleggerire. Oltre alla camminata, bisogna considerare anche la fatica di tutte le sera, montare la tenda, e allestire tutto l’indispensabile per dormire bene la notte.

Pian pianino, i km camminato aumentano

Questo è un sentiero speciale, perché s’incontra gente in un momento della vita speciale. Per arrivare qui la gente ha sacrificato molto di più rispetto al classico viaggio. Quasi tutte le persone che ho incontrato hanno mollato il lavoro, la casa o qualche relazione importante. Il tutto per incamminarsi e fare fatica. C’è chi s’incammina perché è in cerca di risposte, chi ha bisogno di conoscersi meglio, chi vuole la certezza di un traguardo fisso e chi vuole un pretesto per abbandonare lo stile di vita precedente. Insomma, gente piena di dubbi, ma anche di sogni, gente motivata e gente disposta a mettersi in gioco.

Ed è proprio in queste situazioni, in cui la gente è predisposta a creare dei legami molto forti. Ho avuto la fortuna di passare buona parte della mia prima settimana con due ragazze, Kaila e Allie, e un ragazzo, Christian. 

Kaila e Allie sono un po’ nella mia stessa situazione. Hanno rispettivamente 23 e 24 anni, hanno finito il primo ciclo di laurea e lavorato per uno o due anni prima di incamminarsi.

Kaila, di Seattle, ha studiato ecologia e dopo il sentiero prevede di tornare all’università, dove ha trovato un posizione di PhD. Prima di incamminarsi, ha lavorato in un negozio di attrezzatura sportiva. Prima ancora, ha vissuto sei mesi in macchina, in cui andava da parco naturale a parco naturale per raccogliere dati riguardo all’adattamento di certe piante dopo gli incendi, sempre più frequenti. Si porta con sé delle spezie, per migliorare i piatti che cucina. È molto perfezionista quando si tratta di montare la tenda.

Allie invece è californiana. Dice di conoscere molto bene la California, meno il resto degli Stati Uniti. Ha lavorato due anni nel governo regionale, in cui cercava di mitigare i danni del cambiamento climatico nella comunità rurali. In passato, ha fatto ginnastica artistica e cheerleading, ora invece è passata ad arrampicata. Di ritorno dal sentiero, prevede di studiare pianificazione urbana. Cammina molto spedita, nonostante non è convinta del suo paio di scarpe.

Christian invece è un ragazzo dello Utah, ed è stato cresciuto in una famiglia, e in un comunità mormone. Ha abbandonato la chiesa intorno ai 20 anni, ma ha fatto in tempo a fare due anni da missionario in Messico. Ha solo 27 anni, ma molti dei suoi amici coetanei sono sposati o con figli. Gli piace scattare fotografie. Ci ha fatto morir da ridere il primo giorno quando, dal nulla, si è ricordato che doveva fare la dichiarazione dei redditi entro sera e ha cercato di chiamare la sua contabile di fiducia con il pochissimo segnale presente.

Io, Allie e Kaila in campeggio
Christian che cerca di contattare la sua contabile di fiducia

Oltre a questi ragazzi, ho conosciuto un sacco di gente interessante. Due signori anziani, conosciuti con i soprannomi di Fig e Just Visiting, hanno adottato noi tre ragazze come nipotine onorarie. Abbiamo anche acquisito degli zii e tanti altri amici. Queste persone sono fenomenali e aiutano a godersi il sentiero. A tutti, a volte, vengono dei dubbi riguardo a quello che stiamo facendo. Non bisogna pensare al sentiero nella sua interezza, ma prendere giorno per giorno come viene. Quando il freddo del mattino, il sole che picchia forte, lo sporco dei vestiti, il male alle ginocchia fanno pensare che questa è una follia e sarebbe meglio prendersi una pausa, basta ricordarsi che siamo in un posto meraviglioso con persone incredibili e si è quasi automaticamente felici. D’altronde, le attività giornaliere sono molto più complicate che non nella vita quotidiana, ma lo scopo lungo il sentiero è più chiaro di quello della vita di tutti i giorni, le conversazioni sono molto più interessanti e basta fermarsi per godersi un tramonto e ci si rende conto che stiamo tutti vivendo un momento stupendo.

Si chiama cowboy camping: dormire senza tenda, sotto il cielo stellato

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