Perché voglio percorrere il Pacific Crest Trail?

Ogni volta che racconto che per i prossimi cinque mesi percorrerò più di 4000 km a piedi, portandomi sulle spalle tutto quello di cui avrò bisogno durante il viaggio, dormirò in tenda e avrò pochissimo a che fare con tutte le comodità moderne, come l’acqua corrente o l’elettricità, incuriosisco molto chi mi sta ascoltando. Sembrerebbe una scelta un po’ inconsueta per una ragazza della mia età, fresca di laurea triennale e con varie opportunità accademiche e professionali davanti a me. C’e chi pensa che io mi stia infliggendo una tortura e che abbia dei tratti quasi masochistici. C’è chi mi invidia e pensa a quanto vorrebbe essere al mio posto, convinti che camminare è comunque molto meglio della vita in ufficio.
Insomma, questa scelta è senza dubbio un po’ particolare e questionabile. Ci sono due motivi principali per i quali io voglio percorrere questo sentiero in questo periodo.


La prima ragione è ovvia: mi piace la montagna e la vita all’aria aperta. Ho già percorso diversi trekking, più o meno battuti, da sola o in gruppo. La passione per la montagna è nata da bambina con le passeggiate domenicali, ma si è rinvigorita in piena adolescenza, quando ho avuto l’opportunità di passare due anni a UWC USA, una scuola internazionale in una comunità remota del New Mexico. Lì ho imparato ad apprezzare la natura incontaminata e il vasto paesaggio degli Stati Uniti dell’ovest, ad ammirare i canyon, la terra rossa e le gole scavate dai fiumi, ad accettare l’insignificanza della presenza umana nell’immensità del panorama circostante. In New Mexico ha anche ricevuto un po’ di formazione su tecniche di orientamento, navigazione ed altre tante abilità che potrebbero tornare utili.

Chiunque abbia mai percorso un trekking negli Stati Uniti ha sentito parlare del Pacific Crest Trail, il piú famoso di tutti i sentieri a lunga percorrenza. Appena ho scoperto dell’esistenza di questo sentiero, ho capito che prima o poi avrei voluto percorrerlo. Mi attraggono le sfide. L’idea di un sentiero paesaggisticamente spettacolare in cui avrei avuto la possibilità, per una volta nella vita, di sperimentare un’esistenza non strettamente a contatto con il mondo civilizzato mi sembrava irresistibile. Il fascino iniziale è maturato nella consapevolezza che appena finito il primo ciclo di studi, avrei fatto di tutto per poter percorrere i primi passi del PCT. Ho pensato che non sarebbe mai arrivato il momento perfetto per iniziare il percorso. Abbiamo tutti impegni e responsabilità che per un motivo o per l’altro, ci trattengono e ci costringono a seguire un certo stile di vita. Anch’io avevo degli studi da continuare, un lavoro, una stanza in affitto e un gruppo di amici stabile. La scelta più comoda sarebbe stata senza dubbio continuare su quella via lì. Ma avevo questo forte desiderio di provare, per una volta, a fare qualcosa di inaspettato, di diverso. Nessuno dovrebbe trovare scuse per evitare di fare quel che piace. Mai rimandare o ignorare i propri sogni.

Il secondo motivo per cui vorrei partecipare a questa avventura è molto più intimo e complesso. Per un motivo o per l’altro, ho passato gli ultimi tre anni a fare il percorso consueto. Dopo la maturità, mi sono iscritta all’università in cui ho seguito lezioni in una facoltà che non mi dispiaceva, ma nemmeno mi appassionava. Come molti ragazzi della mia età, navigavo tra lezioni ed esami, lavori part-time e coinquilini impegnativi, cercando pian piano di capire cosa volessi fare nella mia vita e quale potrebbe essere il mio posto nel mondo. Adesso mi trovo in un periodo di transizione, da un lato potrei continuare i miei studi e sperare in qualche opportunità di carriera interessante, dall’altro non sono convinta che questo mi potrebbe appagare sul serio. Forse proprio perché non ho un vero e proprio traguardo, ho bisogno di un sentiero che me ne offra uno chiaro e tangibile. In un periodo di disorientamento, di obiettivi futuri non ben definiti, ho bisogno di trovare uno scopo nella mia quotidianità. Camminare lungo il Pacific Crest Trail mi aiuterà a conoscere le mie capacità e i miei limiti, con la speranza di poterli estenderli ancora un po’.  Ho bisogno di esplorare e di conoscermi in un territorio e ambiente diverso. Percorrere un sentiero difficile svilupperà la mia intraprendenza, adattabilità e tenacia, abilità che forse mi aiuteranno, un giorno, a tracciare il mio percorso futuro.

Dopo tre anni di studi accademici e un paio di esperienze professionali, ho capito che ho già provato a sufficienza ad imparare nel modo tradizionale, ed è arrivato il momento di fare un tentativo di arricchire la mia vita attraverso esperienze meno convenzionali. Sono convinta e fiduciosa che questo sentiero mi insegnerà più su me stessa e sul mondo in cui viviamo che non ore ed ore di lezione o tirocini inconcludenti. Per una volta voglio scegliere il mio traguardo da seguire e non quello che la società ha scelto per me.

In un mondo troppo spesso frettoloso e superficiale, concentrato su progetti, programmi, tutto nell’ottica di essere lavoratori più preparati possibile, forse ci vuole più coraggio a lasciare la vita ordinaria, che non a dormire in tenda per cinque mesi. Alla maggior parte dei miei coetanei fanno più paura i buchi sul CV, che gli orsi e gli incendi californiani. Con la speranza di oppormi a questa tendenza e di trovare la mia definizione di successo, non quella che questa società capitalista ci ha imposto, vorrei poter scoprire se effettivamente un posto per me in questo mondo c’è, al di fuori da tutti gli schemi e i modelli che ci sono forniti e che spesso assumiamo senza domandarsi del perché. E non vedo miglior occasione per riflettere su queste tematiche che non lungo i 4000km, cinque mesi, in cui percorrerò il Pacific Crest Trail.

Foto scattata a Rotterdam, la città in cui ho vissuto negli ultimi tre anni
Ultima foto scattata prima di partire, mi incammino verso l’aeroporto.

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